La politica dovrebbe seguire
l’esempio della chiesa. Si fa per dire, perché la politica non è l’istituzione,
l’ordine, il definito; è il magma, il disordine, l’indefinito. Perciò si dice che
la politica è l’arte del possibile. Ma guardare a quel che accade dove l’ordine
c’è non è male, può servire.
Ho sempre pensato e qualche volta
detto che non ha senso essere antifascisti o anticomunisti e prendersela col
fascismo e col comunismo storici, perché quando l’uno o l’altro si
riproporranno nell’attualità politica lo faranno con forme e apparenze diverse
e non chiederanno permesso a nessuno, perché a quel punto nessuno o quasi gli è
più contro.
Stiamo assistendo tra il
compiaciuto e il bonario ad un tentativo comunque antidemocratico in non pochi
e marginali suoi aspetti, che è il fenomeno di Beppe Grillo. Il fatto che
questi sia un comico apparentemente non desta preoccupazioni, perché le forme
antidemocratiche storicamente si sono sempre concretizzate con tutt’altri
metodi e scenari. Per chi, invece, ha una visione sacrale della politica e ne
segue gli sviluppi, non è un’attenuante ma un’aggravante.
Facciamo alcuni esempi, per
capirci. Di fronte ad una chiesa piena di preti pedofili e puttanieri, di
riciclatori di denaro sporco e di complici in corruzione dei politici, la
chiesa non si è affidata ad un Crozza o ad un Benigni, come ha fatto la
politica che si è data a Grillo, ma ha avuto la forza straordinaria di mettere
da parte un papa non all’altezza del compito, come ormai appare chiaro a tutti
essere stato Benedetto XVI e si è data ad un papa, che a quanto pare – per la
verità è ancora presto per trarre conclusioni – è volto a raddrizzare la barca
di Pietro. Facciamo un altro esempio. Vado dal dentista per farmi curare un
dente, mi accorgo che è disonesto e incapace. Che faccio, mi rivolgo ad un
fabbro ferraio, o cerco un altro dentista, sperabilmente onesto e competente?
Di esempi se ne potrebbero fare a iosa. Ma sono inutili perché sono ragionamenti
fondati sul nulla, mentre ci troviamo di fronte ad una realtà, che è tale
perché ha in sé tutti i presupposti per essere tale e non diversa. Dunque,
facciamo pure i conti con Beppe Grillo, ma che si sia scaduti a livello di
chiacchiere e tabacchiere non c’è davvero di che andar fieri.
“L’ora del tempo e la dolce
stagione”, diceva Dante, alludendo all’alba e alla primavera, spaventatissimo
nella “selva oscura”, avendo smarrito la “diritta via”, fanno ben sperare che
l’Italia riesca ad uscire dalla gravissima impasse
politica in cui si è cacciata.
L’Italia ha bisogno di un
governo. Qualcuno potrebbe dire che ho scoperto l’acqua calda. Magari! Lo dico
come priorità assoluta. Il che cambia un po’ le cose perché l’Italia non ha
bisogno di un governo qualsiasi, qualcuno lo verrebbe rosso e qualcun altro
azzurro, ma di un governo vero, di salute e aggiungerei di rigenerazione
pubblica. Non è più tempo per scegliere il vestito, fa freddo, ho bisogno di
coprirmi, prima di tutto di coprirmi per non morire assiderato.
Lo hanno capito, questo, le forze
politiche? Pare di no. Bersani pensa di poter ancora scegliere. Grillo non
vuole affatto scegliere e preferisce andare in giro con le pudenda di fuori,
dice che non sono sue. A Berlusconi, al punto in cui si trova, andrebbe bene
tutto. Lo scenario, così bene disegnato dal costituzionalista Michele Ainis sul
“Corriere della Sera” (La cruna dell’ago),
fa disperare che si possa addivenire ad un governo per evitare le elezioni
anticipate, anticipatissime anzi. Tutto fa supporre che Bersani fallisca il
mandato, pieno o esplorativo che sia, e che ancora una volta Napolitano decida
per un governo provvisorio, cosiddetto del Presidente, che proprio per il suo
carattere di provvisorietà è un non-governo.
La felice conclusione
dell’elezione dei presidenti delle due Camere – felice sempre in rapporto a
quel che passa il convento – fa ben sperare in un esito diverso, sia che lo
produca Bersani sia un altro di riserva presidenziale. Certo, le forze
politiche dovrebbero parlarsi, quanto meno accordarsi su alcuni punti fermi,
nella duplice direzione della legge elettorale e della situazione sociale.
L’elettorato, andando a votare il
24 e 25 di febbraio, ha fatto la sua parte. Ora tocca agli eletti trovare la
soluzione del problema. Se si ostinano a rifiutarsi di incontrarsi – cosa del
tutto antidemocratica, direi antipolitica – la situazione nel Paese potrebbe
precipitare verso forme politiche similari al grillismo ma di tutt’altra
consistenza persuasiva.
Noi ci credevamo; e crediamo che
il buon senso prevalga su tutto e su tutti. Non si può chiedere a Grillo di
suicidarsi, questo è scontato. Ma si può chiedere e attendersi che le altre tre
forze politiche, con qualche sacrificio e passo indietro, possano accordarsi su
un governo, pur di breve durata, ma non provvisorio, nel senso che duri per
fare tutto quello che si prefigge in
limine di fare.
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