sabato 27 dicembre 2025
E infine Veneziani sbottò
Secondo Marcello Veneziani, noto intellettuale di destra, già una volta consigliere alla Rai in quota Alleanza Nazionale, il governo di centrodestra, ad eccezione di Giorgia Meloni, è fatto di mezze calzette che nulla hanno realizzato perché si possa dire: di qui è passato un governo di destra. Lo ha scritto su “La Verità” del 21 dicembre, un giornale d’area, a cui forse non piace l’aria che si respira. Aggiungendo: «Lo diciamo senza alcun piacere di dirlo, anzi avremmo più volentieri taciuto, occupandoci d’altro. Lo scriviamo solo per non sottrarci, almeno a fine anno, a tentare un bilancio onesto, realistico e ragionato della situazione».
La prima osservazione che viene di fare è che Veneziani «almeno a fine anno» fa qualcosa che non fa nel resto dell’anno, di essere cioè «onesto, realistico, ragionato». Mi viene in mente il detto latino semel in anno licet insanire. E questo è accaduto, che Veneziani è proprio insanito. Brutti scherzi fa la pancia. Possibile che Veneziani non salvi proprio nessuno del governo Meloni, ad eccezione – lo ripetiamo – della Meloni? E i ministri degli esteri, dell’interno, della giustizia, dell’economia, della difesa, dell’istruzione, pur con tutti i loro limiti, sono tutti da buttare? E dove l’Italia potrebbe trovare dei ministri migliori dei poc’anzi citati? Erano forse migliori quelli di prima? Ne avrebbe da suggerire Veneziani per il futuro prossimo? Che cosa il governo non ha fatto, che invece doveva fare? Lo dica Veneziani!
Quel che si percepisce è che Veneziani è in preda a furia demolitrice perché al posto del ministro Alessandro Giuli alla cultura non c’è lui o un altro che gli avesse affidato chissà che cosa, che ci piacerebbe sapere. Non si tratta di delusione disinteressata, qui è un vero e proprio attacco concertato (forse!) con una fronda di insoddisfatti di quel che il governo ha finora fatto o scontenti di qualche ministro. Non è un caso che in difesa di Veneziani dopo la reazione di Giuli è corso Mario Giordano. Il quale ha scritto che «Veneziani è colpevole di non aver leccato gli stivali di Giuli». Siamo insomma ai leccaggi, al “chi sono io e chi sei tu”. Se poi alla baruffa intervengono altri, allora è rissa di torte in faccia in mancanza d’altro.
Veneziani ha sbagliato dimostrando di non conoscere la realtà di un paese democratico come il nostro, dove realizzare qualcosa di destra come ieri di sinistra è pressoché impossibile. In questo paese si può soltanto vivacchiare. Non è difficile governare l’Italia – diceva una buonanima – è semplicemente inutile. Che s’aspettava Veneziani? Il terremoto culturale? Già è stato tanto aver iniziato un percorso nuovo. Oggi essere di destra è una riconosciuta patente di cittadinanza e, se Veneziani permette, di merito. Non così ai tempi che ricordiamo, di archi e marchii costituzionali.
Come si può risolvere il problema della migrazione clandestina quando hai la magistratura contro, si tratti delle imprese di Salvini o della Meloni della struttura di accoglienza in Albania? Come si può governare coi sindacati politicizzati contro e contro i centri sociali, autentiche forze nemiche in servizio permanente effettivo? È la democrazia, bellezza! Il dissenso è lievito. Ma non si pretendano allora miracoli, di destra o di sinistra che siano.
La furia – si sa – è cieca e cieco è stato Veneziani nell’attaccare un governo dal quale probabilmente non ha avuto quel che lui pensava di meritare. Questo ribalta il giudizio. Non è il governo non all’altezza della situazione, ma quei pochi o quei tanti intellettuali di destra che non hanno mantenuto quel che promettevano, di essere obiettivi e propositivi nello stesso tempo nell’approcciarsi al governo del Paese. Per fortuna non tutti la pensano come Veneziani. Gli intellettuali, personalmente disinteressati, senza sparare a zero, puntualizzano e propongono. Si veda Ernesto Galli Della Loggia – cito uno che incontro spesso sul “Corriere della Sera” – il quale non risparmia osservazioni critiche alla destra ma lo fa con puntualità e intento propositivo. Si consideri che ancora oggi, dove comandano quelli di sinistra, c’è una respinzione da razzismo politico e di difesa dei soliti fortilizi, che lascia pensare che, se essi tornassero al potere, riprenderebbe nei confronti della destra politica l’apartheid degli anni Quaranta-Ottanta. Con l’andata al potere del paese, la destra ha iniziato un cammino nuovo, del quale vanno colti gli aspetti più importanti. Quelli che dovrebbero rendersene conto per primi sono soprattutto quegli intellettuali, come Veneziani, che hanno conosciuto il peggio dell’esclusione sistematica.
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