sabato 3 gennaio 2026

Brigitte Bardot era di destra, ma non diciamolo

La più stravagante e oziosa delle polemiche, che si fanno periodicamente in Italia, è se un personaggio importante, specialmente se morto, è di destra o di sinistra. L’ultima polemica ha riguardato Pasolini, le cui ultime posizioni sull’omologazione e la sua nostalgia per i tempi che producevano uomini più veri e diversificati, hanno fatto pensare ad una sua svolta a destra. E invece Pasolini, come altri del suo rango, non poteva che appartenere al suo genio. Ricordo alcuni versi del Manzoni, che riguardo alla contesa patria di Omero diceva «e Rodi e Smirna cittadin contende: / e patria ei non conosce altra che il cielo» (In morte di Carlo Imbonati). Dante era di destra o di sinistra? E Machiavelli era di destra o di sinistra? Ma va, si può rispondere: «e patria ei non conosce altra che il cielo». Ovvio che tirare la giacca a questo o a quel personaggio è propaganda. La mia mamma veste Armani. La mia, Valentino. La mia, Versace. I grandi, per i nostri politici, finiscono per diventare vestiti griffati. Non si può dire, tuttavia, che l’appartenenza o l’acquisizione non abbia una certa importanza. Se un grande uomo o una grande donna è di sinistra o di destra è un valore aggiunto alla propria tendenza, della quale vantarsi. Brigitte Bardot, bella e ribelle quanto altre mai, era di destra, per quello che l’espressione può significare nel linguaggio comune. Era molto vicina alla famiglia Le Pen. Alle elezioni presidenziali in Francia preferì Marina Le Pen a Macron. Alla bellissima non piaceva la politica immigratoria dei governi di sinistra. Non mi piace vivere in una Francia algerizzata, diceva. Dalle sinistre era considerata razzista. Dunque BB era di destra, senza se e senza ma? No, vale anche per lei il “cielo”, ossia l’universalità, senza ammanti e senza colori. Io ne sentii parlare che avevo tredici anni. Andavo a scuola a Maglie e sentivo i ragazzi più grandi di me di un paio d’anni parlare di questo straordinario mammifero. Così chiamava le belle donne Fred Buscaglione, quando ancora non c’era il mainstream del femminismo o del politicamente corretto e parlare era davvero comunicare i propri pensieri, rivelare la propria sensibilità. Mi chiedevo come avrebbero fatto quei ragazzi a scuola ad ascoltare la lezione col pensiero assediato dalle curve da brivido della BB. Ma, a parte la sua bellezza, la Bardot è stata una donna straordinaria, intelligente e coraggiosa. Quando negli anni Settanta – era ancora giovane e bella – capì che il suo mito era al tramonto, non ne intraprese il “viale” in depressione, smise di fare l’attrice e si dedicò alla cura personale degli animali e alla loro difesa politica. Tutto questo accadeva ben prima che l’animalismo in Italia diventasse parte dei programmi politici e la nostra Brambilla, che si fa leccare le labbra da cani e gatti, era di là da venire con il suo mentore Berlusconi e i suoi candidi Dudù. La Brigitte ha rappresentato, al di là delle appropriazioni politiche, più o meno indebite, un modello anche in politica, una sorta di dea. Si narra che le grandi divinità olimpiche all’inizio altro non erano che degli umani straordinari, tanto eccezionali da diventare modelli eterni, cioè dei. Ecco, BB, ai primordi delle divinità, forse non sarebbe diventata Venere, perché ai suoi ammiratori procurava turbamento, alterava quella serenità e quell’equilibrio, che invece sono prerogativa divina. Ma la dea protettrice degli animali sì. Il suo attaccamento alla scelta di vita operata l’ha condotta a diventare nel suo Paese e nel mondo un punto di riferimento tanto da dare l’avvio ad una delle “rivoluzioni” più incredibili: l’estensione dei diritti umani a tutti gli animali, pur in assenza da parte di questi di qualsiasi apporto all’eccezionale conquista “sociale”. Non di rado vediamo e sentiamo persone rivolgersi ai loro animali come se fossero mamma e papà, zii e nonni. C’è chi spende migliaia di Euro per vestirli alla umana e curarli da gravi malattie. Una rivoluzione che non potrà mai essere un ribaltamento come accade tra uomini ma che ha segnato un’epoca dalla quale è difficile tornare indietro. Protagonista di questa rivoluzione è stata, se non la prima al mondo, sicuramente la più importante, la più efficiente ed efficace. È stata una donna contro le convenzioni, capace di portare avanti lotte non sempre comprese appieno, col rischio di non essere neppure capita nella genuinità dei propositi. Questa donna era di destra solo perché votava Le Pen e non approvava i migranti? Ma va: «e patria ei non conosce altra che il cielo».

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