sabato 10 gennaio 2026

A Lecce dopo la Poli il nulla

La notizia che la sindaca di Lecce, Adriana Poli Bortone, si sarebbe candidata alla presidenza della Provincia, posto lasciato vacante dal dem Stefano Minerva, eletto alla Regione, ha scatenato un putiferio di reazioni e di controreazioni, con un ventaglio di ingiurie e insolenze sui social. Il mantra dei suoi avversari è l’età, 82 anni, e una lunghissima carriera che l’ha vista essere tutto quel che si può essere in politica: deputata, senatrice, ministra, europarlamentare e per tre volte sindaca di Lecce, oltre che consigliera comunale, provinciale, regionale; sempre pronta a ricominciare con iniziative politiche in apparenza contraddittorie ma in sostanza coerenti, essendo la sua posizione sempre di centrodestra, in militanza mai defessa. L’Adriana – così nota negli ambienti politici – avrebbe potuto fare un’importante carriera universitaria, se ancora giovanissima, già assistente del latinista Remo Giomini a Lecce, non si fosse trovata al bivio: l’amore per lo studio o l’amore per la politica. Scelse quest’ultimo ad ogni livello lo incontrasse. La sua carriera politica parla da sola per chiunque voglia con onestà riconoscere il valore di una donna, che già era sulle barricate politiche quando le donne in politica erano poche e quasi sempre nei comodi seggi dei partiti di governo. Lei no, lei era col Msi, quali che fossero le conseguenze della scelta. La sua militanza non è stata mai facile, meno ancora la sua carriera. C’era, all’interno del suo partito, chi la ostacolava. In politica i primi nemici ce l’hai in casa. Amicus hostis per Carl Schmitt. Lei ha sempre saputo difendersi e attaccare. I risultati non le hanno dato torto. Per la capacità e il coraggio dimostrati nell’affrontare avversari interni ed esterni ha sempre avuto apprezzamenti e astiosità. Apparentemente il Msi sembrava un partito granitico, in realtà la lotta interna per sopravvivere era dura e a volte fatta di scorrettezze brutali. Erano talmente esigue le sostanze elettorali di questo partito che ogni elezione era per chiunque un mors tua vita mea, che rendeva sempre i comportamenti dei soggetti interessati border line. La Poli si è formata in un contesto di confronto e di lotta, dal quale è uscita quasi sempre vincente. Questa sua abilità si è rivelata sempre nell’individuare in tempo l’avversario prima ancora che questi diventasse tanto forte da mettere in dubbio l’esito della battaglia. Da quanto è accaduto nel corso di mezzo secolo di vita, che l’ha vista sorgere cadere risorgere, si può dire che essa sia un’esperta e abile politica. Su questo non credo che esista osservatore politico che non lo riconosca. La concorrenza politica interna ha portato, però, necessariamente all’eliminazione dell’avversario di turno. È così che si è impoverito il patrimonio umano e politico del centrodestra. Più che pensare a “costruire” eredi si è pensato a non farsi scavalcare. Nessuno in politica è così ingenuo da crearsi i competitori in casa. Ad un certo punto l’ambiente si è impoverito, la rivalità ha fatto come Saturno coi suoi figli: li ha divorati ad uno ad uno. Sicché nel partito non è venuto fuori nessun elemento capace di raccogliere l’eredità politica. Al momento delle scelte c’era sempre lei. Si capisce allora come a 82 anni ci sia ancora lei. Lo abbiamo visto nelle ultime Amministrative a Lecce. Ci voleva un candidato che potesse battere il fortissimo Salvemini. E chi poteva essere? Ma lei, l’Adriana! Capace di raccogliere ciò che restava del centrodestra e portarlo al successo. La sua ultima vittoria elettorale è stato un capolavoro ma anche la dimostrazione dell’assunto che a Lecce, ma non solo, il centrodestra non ha elementi in grado di competere con gli avversari del centrosinistra, i quali hanno quasi sempre il candidato giusto per il momennto giusto. Si può discutere finché si vuole sulle cause di questa situazione, che sono diverse da luogo a luogo, ma è un dato di fatto che nel centrodestra in Puglia non si riesce più a produrre elementi competitivi da presentare alle varie elezioni locali. Lo si è visto alle ultime Regionali, dove il centrodestra non riusciva a trovare – ma probabilmente non aveva – un candidato da reggere il confronto con Decaro. Allora il punto non è la Poli, che “a pie’ fermo” cerca di tenere il pezzo fino all’ultimo, ma la situazione più generale, in cui sembra che la forma partito, tradizionalmente intesa, a livello locale paghi di più delle formazioni più recenti, come sono Fratelli d’Italia, la Lega e Forza Italia, partiti più a vocazione nazionale. Ciò non toglie che molti soggetti politici del centrodestra, a Lecce, devono fare mea culpa.

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