sabato 20 dicembre 2025
Chi ha voluto il salario minimo e chi pure
Destra sociale è un po’ una contraddizione, una sorta di ossimoro, che alla prova dei fatti si scopre per quello che è. Forse è per questo che la locuzione è scomparsa dalle vetrine di partito. Conservazione e progresso mal s’accordano. Del resto è lo stesso governo Meloni ad ammettere che con la Legge di Bilancio 2026 ha tenuto un occhio di riguardo ai ceti medi produttivi. In Italia non c’è nulla di più normale delle contraddizioni e degli ossimori. L’importante è non giungere ad alcuna verifica per non rimanere sbugiardati.
A dispetto delle usanze lessicali, contraddittorie o meno, il governo Meloni avrebbe dovuto fare una legge sul salario minimo già da tempo. Non se ne sarebbero appropriate le opposizioni che lo sventagliano sulle loro barricate neppure i Pro Pal. Invece è accaduto che addirittura il Governo ha fatto ricorso alla Consulta contro la Regione Puglia per averlo approvato nell’ambito della sua territorialità.
Come abbiamo letto e sentito, la Consulta ha respinto il ricorso del Governo contro la legge regionale pugliese, che introduce il salario minimo per quei lavoratori di imprese che lavorano con denaro pubblico, stabilito a nove euro l’ora. Giustamente le opposizioni cantano vittoria, ma curiosamente la loro vittoria è stata resa possibile dal voto dei consiglieri regionali dei partiti che sono al governo nazionale, Fratelli d’Italia e Lega. Essi hanno votato a favore, dimostrando di approcciarsi a certi problemi di interesse generale senza spirito di parte. Ma chi non voterebbe a favore di fronte ad una sacrosanta rivendicazione? Si tratta di un atto di giustizia e di buon senso. I membri della Consulta avranno ragionato allo stesso modo, più da comuni cittadini che da esperti tecnici del diritto; così hanno ragionato i consiglieri pugliesi di centrodestra, che non hanno avuto problemi ad unirsi ai loro avversari di centrosinistra.
Va da sé che il salario minimo approvato dovrà essere esteso a tutti i lavoratori, se si vuole metterla sul piano della giustizia. Se così non fosse ci sarebbero lavoratori di serie A e lavoratori di serie B. Il che non è accettabile. Una volta c’erano i dipendenti di alcune aziende di Stato che godevano di particolari favori. Non so se ancora è così, ne dubito, ma non tanto; in Italia non c’è da meravigliarsi mai di niente.
Detto questo, non si può non convenire sul fatto che la stessa legge dovrebbero farla propria tutte le altre regioni. Qualcuna lo ha già fatto, come la Regione Toscana. Ecco un caso in cui il Governo del Paese è costretto dalla realtà dei fatti a rivedere la sua posizione. L’iniziativa pugliese è la classica “picciola favilla” che fa scoppiare un grande incendio. Non si negano al Governo valide ragioni di contrasto. È del tutto evidente che se il Governo non l’ha introdotto prima il salario minimo è perché ha altre priorità. Immagino l’assistenza ad altri ceti sociali.
La Meloni è la prima Presidente del Consiglio donna, ma anche la prima ad essere espressione dei ceti più popolari. Lei stessa è una popolana, absit iniuria verbis. A vederla fa più pensare ad un Masaniello che ad un Cola di Rienzo. Questa sua condizione meglio che ad altri consente di capire le esigenze della gente ai livelli più bassi. Se poi si considera la sua provenienza politica, da un partito che preferiva essere un movimento e sociale per giunta, meglio si comprende come il Governo da lei rappresentato debba volgere più attenzione ai ceti meno abbienti. Il suo governo, invece, si sta caratterizzando per un Welfare fatto di piccoli interventi, attenzioni minime che aiutano ma non dimostrano una decisa scelta risolutiva. Una cosa è dire sto dando un aiutino finanziario, che pure si tratta di miliardi, un’altra è fare una legge che trasformi radicalmente il rapporto lavoratore-datore di lavoro sul piano retributivo.
Il salario minimo approvato dalla Regione Puglia è circa tre volte il salario attuale che si aggira intorno ai tre-quattro euro l’ora se non di meno; penso ai lavoratori agricoli, per lo più migranti, quelli che nei campi assolati del Sud raccolgono pomodori e angurie.
Naturalmente l’introduzione del salario minimo esteso a tutti i lavoratori comporterà delle serie conseguenze, tra cui l’aumento del costo della vita, che provocherà inflazione. Ma è un rischio che bisogna correre, quando è in ballo una così evidente sproporzione tra lavoratori e lavoratori. Giustezza del motivo e calcolo politico spingono verso una direzione che non può essere più elusa.
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