martedì 5 maggio 2020

I giorni del Coronavirus 19



Martedì, 31 marzo. La situazione: in Italia, casi totali 101.739 (+ 4.050), i positivi 75.528 (+ 1.648), i guariti 14.620 (+ 1.590), deceduti 11.591 (+ 812). In Puglia: positivi 1.585 (+ 153); [ma sul “Corriere del Mezzogiorno” leggo che i casi in Puglia sono 1.712, con il record di ieri: 163 nuovi positivi]; guariti 36 (+ 5), deceduti 91 (+ 5). Situazione complessivamente migliorata. Le autorità tuttavia insistono a non abbassare la guardia, provvedimenti restrittivi prorogati fino a Pasqua. Si dice che la Puglia potrebbe considerare superata la crisi il 9 di aprile. Mah, speriamo!

Questo dover stare a casa non ci ha fatto avvertire neppure la sfasatura dell’ora legale, entrata in vigore domenica 29 marzo. Le ore passano tutte uguali, non ci sono più cose da fare, incontri con gli amici, adempimenti vari. Prova che il tempo non esiste e che è tutta un’invenzione umana per organizzare la vita e le sue attività. Sembra una clessidra che si capovolge ogni volta da sé e che non ti dà il senso della finitezza.

Renzi, che ride e sghignazza come solo un fesso fiorentino riesce spontaneamente a fare, vorrebbe che si riaprissero le porte di casa per fare uscire un po’ di gente. Lui incomincerebbe dai giovani, soprattutto dai bambini. “Come – dice – è consentito uscire per portare a spasso i cani e non i bambini?”. Poi i giovani. Impedirebbe di uscire agli anziani con più di settant’anni. Forse i suoi genitori sono ancora al di sotto e perciò ha posto quel limite. Non sai mai se questo esemplare di guitto parli sul serio o per prendere per il culo qualcuno. Fino a ieri gli anziani erano quelli che – meno male per loro! – accompagnavano i nipotini a scuola, facevano la spesa per la famiglia, ed ora chiusi in casa? E dove li trova il Paese tanti volontari a fare gli inservienti per i tantissimi anziani che ci sono in Italia e grazie a Dio in salute? Sarà interessante quello che dice sulla ripresa, ma certe uscite estemporanee giustificano la sua attuale dimensione politica al 3 %.

Ma a Taurisano qualcuno è più fesso dell’ex sindaco di Firenze, è il sindaco di Taurisano, che ha esposto le bandiere a mezz’asta per ricordare le vittime del coronavirus con in mezzo la Quaremma, già in esibizione da quando si è entrati in Quaresima. Una sconcezza inaudita, che, a mio avviso, dovrebbe essere perseguita per oltraggio alle istituzioni.

Marco Tarchi tiene compagnia agli amici e abbonati al suo “Diorama”. Sorprendente davvero quanto dice in questa mail, almeno per me, che pensavo di essere il solo in Italia a fare un giornale da cima a fondo tutto da me, compresa la spedizione. Ecco Tarchi, che è ordinario di Scienza Politica all’Università di Firenze: “Ho avuto poco fa conferma che la tipografia continua il lavoro, sia pure a metà tempo. Quando sarà completo [Diorama], lo stamperemo. Dopodiché, confezionarlo e spedirlo - da solo, date le norme vigenti - sarà impresa ardua, dato anche che abito ad un terzo piano di un edificio senza ascensore. Chissà, forse un po' alla volta... Sperando che poi mi facciano andare al centro spedizioni, che è in un comune limitrofo... Tutto un azzardo. Vedremo. Coraggio!”. Vivo la stessa condizione; sono rincuorato dall’avere un simile “compagno al duol”.

Mercoledì, 1 aprile. La situazione: in Italia i casi totali sono 105.792 (+ 4.053), i positivi 77.635 (+ 2.107), i guariti 15.729 (+ 1.109), i deceduti 12.428 (+ 837). In Puglia: i positivi 1.654 (+ 69), i guariti 39 (+ 3), i deceduti 110 (+ 19).

Gli esperti dicono che siamo al picco e che ora dovrebbe scendere, ma intanto si teme per il Sud. Noi qui non abbiamo le strutture sanitarie della Lombardia, del Veneto, del Piemonte e dell’Emilia Romagna. Noi qui siamo ai piedi di Cristo. Basta considerare che in Lombardia il numero dei guariti è stato sempre maggiore del numero dei deceduti, mentre in Puglia il numero dei guariti è di gran lunga al di sotto di quello dei deceduti. Se dovesse imperversare il virus saranno cazzi amari. Basterà lo starcene rintanati in casa?

Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, spiega: “Dire che siamo arrivati al plateau vuol dire che siamo arrivati al picco, ma il picco non è una punta, è un pianoro da cui ora dobbiamo scendere”. Quindi dobbiamo continuare col distanziamento sociale e a non uscire di casa.

Una circolare del Ministero dell’Interno concede di portare fuori i bambini per una passeggiata vicino casa. Si sono ribellati i governatori di Lombardia, Campania e Sicilia, i quali ritengono pericoloso aprire così senza che ci siano sicurezze e hanno ribadito i loro provvedimenti regionali. La decisione del Viminale è stata molto criticata.

Per “fortuna” il clima non è tentatore. Oggi è un’altra giornata piovosa e fredda. Meglio starsene quieti quieti in casa, preferibilmente al calduccio. Piogge di critiche a chi dice che bisogna incominciare ad uscire. L’obiettivo è Matteo Renzi. Ieri sera Pierluigi Bersani, a “Carta Bianca”, senza nominarlo, gli ha dato dell’imbecille. Bersani era provatissimo. A Piacenza non c’è persona che non abbia già avuto un parente, un amico, un conoscente morto.  

Ho fatto un sogno. In genere non ricordo mai quello che sogno, salvo che non mi svegli all’improvviso, come mi è capitato stanotte, spaventato dallo spettacolo cui “stavo assistendo”. Ho sognato che in una piazza immensa – ma io dov’ero? – di non so quale città fossero ammassate centomila Sardine. Urlavano tutte contro Salvini, che, dall’alto di un balcone ducesco, cercava di fare il suo comizio. Le Sardine non lo lasciavano parlare. Appena accennava ad aprire bocca gli urlavano contro improperi irripetibili. Allora lui, come un Giove di certi film di dei ed eroi, ha incomiciato a scagliare saette contro la piazza e le Sardine sparivano con piccole fiammate fino a quando la piazza non è tornata vuota. E lui ha lanciato la sua maledizione: che siate stramaledette, non tornerete più! Allora la piazza è diventata un rogo immenso. Fine. Mi sono svegliato. Già, mi sono detto, ma le Sardine che fine hanno fatto? Stanno pagando la legge del contrappasso. In questi giorni ho molto pensato al DanteDì e agli scenari infernali, ed ecco il sogno delle Sardine.

Sandro Veronesi ha scritto un poemetto per il coronavirus, lo ha intitolato “Qui”, riassume tutto il dramma di questo improvviso, impensabile caos che ha fatto saltare abitudini, costumi, valori e rischia di determinare cambiamenti non più discutibili. Più che sorprendere per quanto sta accadendo, infatti, sorprende più di tutto che niente è più certo, come si credeva prima dell’epidemia. Avendo fatto una ricerca sulla Spagnola del 1918-19, dicevo agli amici che la stessa cosa si sarebbe potuta verificare ancora; e quelli con una sicumera incredibile a dire: ma oggi una cosa del genere non si può verificare con tutte le tecnologie, la medicina, l’intelliggenza artificiale ecc. ecc.. Invece è accaduto, tale e quale. Il poemetto di Veronesi riprende realtà che tutti abbiamo sotto gli occhi, che gli studiosi hanno già visto più di un secolo fa e che potrebbe accadere ancora fra un secolo o due o chissà quando, ma purtroppo accadrà. “C’è questo posto maledetto del mondo / nel quale i nostri vecchi muoiono, / e noi non sappiamo nemmeno dove mettere i loro corpi, / dove ammassarli, dove bruciarli, dove seppellirli, /  e questo posto è qui” è uno dei passaggi del poemetto, quello che forse più di altri mi ha fatto vedere un film già visto, quello appunto di un secolo fa, con la sola aggravante che allora più di un malato, messo dentro un lenzuolo o in una bara, veniva portato al cimitero ancora vivo e lo trovavano il giorno dopo attaccato alle sbarre del cancello come per aprirlo e uscire. Forse al “qui” Veronesi avrebbe potuto aggiungere “ora!”

sabato 2 maggio 2020

I giorni del Coronavirus 18



Domenica, 29 marzo. La situazione: in Italia: casi totali 92.472 (+ 5.974), positivi 70.065 (+  3.651), guariti 12.384 (+ 1.434), deceduti 10.023 (+ 889). In Puglia: positivi 1.358 (+ 122), guariti 29 (=), deceduti 71 (+ 2). Evidenti segni di miglioramento in campo nazionale, sostanzialmente stabile in Puglia. Restano drammatiche le condizioni di Bergamo e Brescia.

La giornata oggi è splendida, luminosa, mite, da vera primavera, dopo una settimana invernale. Il cielo comunque non è proprio pulito, nuvolaglie s’addensano qua e là e nascondono il sole. Per le strade non c’è anima viva e i morti sono chiusi nel cimitero inaccessibile. Perfino l’Eurospin oggi è chiuso.
Occorre dire che dopo i primi giorni di allarme, in cui la gente continuava a fare le solite cose, i bar erano aperti e tutto sembrava se non proprio uno scherzo qualcosa di innocuo, dopo, col decreto del 4 marzo, la gente si sta comportando bene. È paziente e disciplinata. La si vede in mascherina nei pressi dei negozi e degli uffici attendere il proprio turno.

Mia figlia Simonetta mi abbona al “Corriere” on-line. Mi striglia perché esco troppo da casa, ma non è così. Mi faccio il mio solito giro in macchina e torno a casa, da dove non esco più, se non la mattina dopo. Corso Vanini, per la farmacia, quasi ogni giorno ho da prendere farmaci soprattutto per mia sorella; via Roma per raggiungere Corso Umberto, dove c’è l’edicola, prendo il giornale e dove apprendo qualcosa di quel che accade nel paese. Quasi sempre non accade niente, salvo qualche caso di infezione, purtroppo; poi dal forno per il pane, dal fruttivendolo per la frutta e la verdura e occasionalmente un po’ di altra spesa. Questa è la mia routine. Esco troppo? Ma non ho chi mi faccia tutte queste cose! E queste sono cose di quotidiana ineludibile necessità. Approfitto anche per sbirciare i manifesti sui muri. Ne leggo uno che annuncia la morte di Dante Orlando, il figlio del poeta dialettale Mastro Scarpa. Non ho rapporti con persone se non a distanza e con mascherina, da una parte e dall’altra.

Il Corriere on-line è senz’altro utile, ha però una diversa modalità di lettura, ti ci devi abituare. A me il giornale serve per necessità aggiunte: riprendere spunti per la mia scrittura, servirmene anche i giorni successivi, conservare i ritagli importanti. Se fosse per le notizie e basta sarebbero sufficienti i notiziari Rai. Poi ho la sensazione che il giornale on-line, più che leggerlo, lo si guarda; ed ecco spiegata la perdita di attenzione, dicono gli esperti, del 30-40 %. Ma forse è solo questione di abitudine. Ne saprò qualcosa di più, più in là.

Molti si chiedono come saremo dopo questa terribile emergenza. Paolo Giordano, l’autore de “La solitudine dei numeri primi”, scrive nel suo libretto “Nel contagio”: “Ho paura dell’azzeramento, ma anche del suo contrario: che la paura passi invano, senza lasciarsi dietro un cambiamento”. 
Non credo che cambierà niente e la paura diventerà un ricordo sempre più sbiadito con gli anni, salvo che non giungano altre crisi del genere, come Giordano dice: “quanto sta accadendo con la Covid-19 accadrà sempre più spesso”. Speriamo di no.
Per me l’epidemia passerà, punto e basta. Noi uomini siamo il fegato della Terra, ci rompiamo con le guerre, ci ammaliamo con le epidemie, ci rodiamo coi nostri problemi di convivenza, ma poi dopo ricresciamo, ci ricomponiamo come prima. Diecimila anni di storia lo confermano. Siamo prometeici, ogni tanto un avvoltoio viene e ci aggredisce, ma il giorno dopo siamo quelli di prima. Non voglio credere ad apocalissi. Quando il coronavirus sarà passato è importante riprendere ad essere gli uomini di sempre, salutarci, abbracciarci, andare insieme al bar, a pranzo, a cena e a cenoni, fare sfilate, convegni, eventi culturali, scrivere libri e presentarli, andare allo stadio e tifare, andare al mare, in montagna, in campagna, a fare gite ed escursioni all’aperto e nei musei. Noi uomini o siamo questo o non siamo niente.
Certo che qualche cambiamento ci dovrebbe essere, soprattutto nel nostro relazionarci con l’ambiente. Non è più possibile continuare a saccheggiare la natura come se fosse un bene infinito privo di meccanismi di difesa. La natura non è un bene infinito e ha le sue difese, non sono immunitarie ma punitarie quando si va oltre un livello di sopportazione. Questo livello lo abbiamo superato da un po’ di tempo. Rendiamocene conto. Ecco, potrebbe esere questo il cambiamento.

Leggo che in Puglia sono diminuite del 40% le chiamate di aiuto ai Centri antiviolenza (Cav) di donne in pericolo di essere picchiate o peggio dai loro mariti, fidanzati, amanti. Lo credo bene, in questo caso il virus è uno scudo. Chi vuoi che si avvicini ad una donna per picchiarla sapendo di rischiare il contagio? Non è cresciuta la bontà; è che anche la cattiveria ha paura. 

mercoledì 29 aprile 2020

I giorni del Coronavirus 17



Sabato, 28 marzo. La situazione: in Italia sono 86.498 i casi totali (+ 5.959), 66.414 i positivi (+  4.401), 10.950 i guariti (+ 589), 9.134 i deceduti (+ 969). In Puglia: 1.236 i positivi (+ 141), 29 i guariti (+ 7), 69 i deceduti (+ 4). A Taurisano ci sono stati altri 2 casi e sono 3: mamma e figlia.

Altra giornata uggiosa, con pioggerellina costante. I meteorologi dicevano che il clima distopico sarebbe durato tutta la settimana; così è stato, speriamo che cambi da domani.

Era inevitabile che in momenti come questo tornasse dal sottotraccia in cui era il rivolgersi a Dio, a Cristo e ai Santi. Lo ha fatto l’arcivescovo di Milano, rivolgendosi alla Madonnina; lo ha fatto il Papa, che ieri in una Piazza San Pietro deserta e martellata dalla pioggia, ha elevato una preghiera al Signore perché ci scampi dal male che ci minaccia in questi giorni, esponendo il Crocefisso miracoloso, scampato all’incendio della chiesa in cui era, che i romani portarono in giro nel 1519 contro la peste che infuriava. Lo hanno fatto in tanti, parroci e sacerdoti, in questi ultimissimi tempi.
Lo ha fatto, anche se in maniera ironica, lo scrittore salentino Raffaele Gorgoni, che, sul “Corriere del Mezzogiorno” ha raccontato del rapporto di Sant’Oronzo coi leccesi. Nel 1656 Sant’Oronzo, che per questo fu preferito a Sant’Irene come protettore di Lecce, fermò la peste. Insomma, proprio una preghiera non è quella di Gorgoni, ma una mezza richiesta di intervento. Ti ricordi di quella volta che ci salvasti dalla peste? Ci potresti fare un altro piccolo favore? “Passerò a trovare Snt’Oronzo per saggiarne l’umore” ha concluso.
Noi italiani siamo molto diversi tra di noi, settentrionali, meridionali, isolani, di confine, di montagna e di mare, tirrenici, jonici, adriatici, ma siamo tutti simili nel nostro rapporto col sacro. Quando siamo in difficoltà ci rivolgiamo ai nostri Santi. Può essere che non sortisca nulla di buono, ma è certo che non sortisce nulla di cattivo e…tentar non nuoce. La riscoperta del sacro non è mai male.   

Si sta verificando uno strano fenomeno. Ci sono alcuni che stanno assumendo nei confronti dello Stato, della Società, della Nazione, un atteggiamento di sfida e di disprezzo delle leggi comunemente osservate. C’è chi sull’autocertificazione per spostarsi da un luogo ad un altro della città scrive che lo sta facendo per andare a comprare la droga, indicando perfino il luogo dello spaccio. Qualcun altro ha scritto di trovarsi in un certo luogo perché fa il posteggiatore abusivo. Sono affermazioni di una gravità estrema, manifestazioni di tracotanza. Che messaggio contengono? Forse questi soggetti pensano di essere finalmente liberi di dire quello che fanno senza la preoccupazione di una pena? Tanto tu, Stato, non conti più un cazzo! E tu, gente perbene della minchia, sei talmente tramortita dalla paura che neppure sei più in grado di indignarti. E’ gente che non si riconosce nella comunità e nelle sue leggi morali prima ancora che giuridiche. Balordi che godono delle disgrazie del Paese, nel quale si riconoscono relitti, nei confronti del quale, sentendosi da sempre respinti, si prendono la loro brava rivincita irridendo alle sue leggi e ai suoi valori. E lo dicono, lo mettono per iscritto, in dispregio di quella pietà umana e solidarietà che dovrebbero avere e sentire nei confronti di chi sarebbe disposto a morire perfino per loro. Purtroppo il coronavirus è anche questo in Italia.

Ormai Conte si è incattedrato al governo del Paese da padreterno, fa quel che vuole. Stasera ha annunciato l’ennesimo Dpcm e tenuto una conferenza stampa su RaiUno per propagandare i 4 miliardi di Euro per i comuni con tanto di sviolinata per chi non ha soldi per mangiare. Mai visto una cosa simile! Ecco come perfino nelle emergenze e congiunture c’è sempre chi ne approfitta. Non ci sarebbe da meravigliarsi se già da domani i municipi fossero presi d’assalto da mortidifame con sacchi e sporte da riempire. Intanto lui la parte del ducetto l’ha fatta.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                          

domenica 26 aprile 2020

I giorni del Coronavirus 16



Venerdì, 27 marzo. La situazione: 80.539 casi totali (+ 11.363), 62.013 positivi (+ 7.983), 10.361 guariti (+ 999), 8.165 deceduti (+ 662). Puglia: 1.095 casi positivi (+ 72), 22 guariti (=), 65 deceduti (+ 17). S’impenna la curva dei casi totali e dei positivi. Aumenta in Puglia il numero dei positivi, stagna quello delle guarigioni, aumenta quello dei decessi.

Più giorni passano e più mi convinco che il governo non ha saputo prendere i giusti provvedimenti al momento giusto e ha assunto un comportamento schizofrenico nei confronti della popolazione, mentre il sistema fa acqua da tutte le parti. Molti medici sono morti, finora 44, perché mandati allo sbaraglio senza difese e con poche attrezzature. Manca tutto. Si è andati avanti con decreti prima annunciati e poi fatti, con insistenze sulle stesse materie, vedi modello di autocertificazione, arrivato alla quinta modifica in pochi giorni. Sono state messe tante di quelle condizioni ostative che il cittadino non può mettere il naso fuori di casa. Non è riuscito il governo a fare la cosa più semplice di questo mondo agli inizi, e cioè chiudere la zona rossa, come i cinesi avevano fatto con la loro. Invece hanno lasciato che decine e decine di migliaia di meridionali lasciassero il Nord per tornarsene al Sud, portando il virus e contagiando i famigliari. Qui, purtroppo, non siamo né in Lombardia né nel Veneto o nell’Emilia Romagna, dove il numero dei guariti supera quello dei morti; se in Puglia, Campania e Calabria dovesse impennarsi la curva dei contagiati sarà un’ecatombe. Mentre cresce il numero dei positivi e dei ricoverati, in Puglia non cresce il numero dei guariti e cresce invece quello dei morti. Stiamo andando incontro alla catastrofe. 

La clausura intanto è sempre più pesante da sopportare. Non ci resta che leggere e scrivere, vista e testa permettendo. L’aforista americano Mason Cooley osservava che “la lettura ci offre luoghi dove andare, quando siamo costretti a restare dove stiamo”, un po’ quello che diceva qualche giorno fa Dacia Maraini: leggere è come uscire dalla finestra, non potendo uscire dalla porta. E questo è vero. La ragione di questo diario non è solo di passare del tempo a scivere dopo aver letto, ma anche di dare ad altri la possibilità di leggere, in aggiunta a quello che hanno di loro. Ci bbusca e ddà – dice – un proverbio dialettale salentino – a mparatisu và. In tempi di epidemia da virus noi alimentiamo l’epidemia della parola e della conoscenza.

Leggo dall’editoriale di “7 Corriere della Sera” di Barbara Stefanelli che “In Giappone, da secoli, esiste una tecnica chiamata Kintsugi. Consiste nel riparare gli oggetti in ceramica che sono finiti in cocci dopo una caduta, un urto, un colpo imparabile. È un’arte, delicata ed estrema, che mette insieme i frammenti con un collante forte e una polvere d’oro. Niente sarà più come prima, il vaso in frantumi non sembrerà come nuovo. Al contrario: le nervature mostreranno il trauma, saranno la mappa rivelatrice di una storia unica e irripetibile. Ogni pezzo rammendato esce dalla produzione in serie e diventa soltanto sé stesso, impreziosito dal metallo e dalla cura”.
Perché la citazione? Non tanto per quello che ha voluto dire l’autrice e cioè che noi dopo il coronavirus non saremo più quelli che eravamo prima, perché rotti e racconciati come vasi in pezzi, ma perché mi porta ad alcuni anni fa, mi ricorda mia madre che i vasi rotti li riparava lei mettendo insieme i cocci, cucendoli e stuccandoli con la calce. La vedo ancora fare i punti col pizzo delle forbici, infilare i punti di ferro filato (e ponte) nei fori e stringere battendoli all’interno leggermente con un martello. Erano anni in cui ancora vigeva la civiltà del bisogno, quando non si buttava niente e tutto veniva riparato o riciclato. Allora riparare i recipienti di terracotta era un mestiere, si chiamava del conzalìmmere (aggiusta limbi), che quasi sempre era svolto dagli zingari del paese, che avevano un curioso rudimentale trapano come una trottola. I limbi erano vaschette di terracotta smaltata che servivano per il bucato o per lavarsi.
Quanto agli effetti metamorfizzanti di questa terribile epidemia, non sono d’accordo che produrranno trasformazioni di sostanza. Cambieranno un po’ di abitudini e per un po’ di tempo, per lasciare tutto a come prima e a come è sempre stato da Adamo ed Eva ai giorni nostri.

I russi hanno preso cappello per un articolo apparso su “La Stampa” a firma di Jacopo Jacoboni, in cui si intravedeva nell’invio di militari in Italia per aiutare gli italiani nella lotta contro il coronavirus un interesse politico. Gli ha risposto ieri, 26 marzo, l’Ambasciatore russo in Italia Sergey Razov con una lettera al direttore Maurizio Molinari. Dopo aver respinto tutte le malignità dell’articolista, l’Ambasciatore conclude: “offriamo ai lettori l’opportunità di giudicare da soli chi e come viene in aiuto al popolo italiano nei momenti difficili. In Russia c’è un detto: «Gli amici si vedono nel bisogno»”. A parte il fatto che questo detto è universale, citato nella circostanza assume una certa ambiguità che, per certi versi, accredita in parte le malignità di Jacoboni. Il quale ha subito risposto nell’edizione digital de “La Stampa” di oggi, ma con argomentazioni banali, molto banali. Il problema, l’ennesimo creato da quell’incompetente di Conte, resta. I russi se proprio volevano aiutarci avrebbero dovuto avere rispetto della dignità del popolo italiano, evitando un’operazione che di certo limpida non è.

Leggo che l’amuchina, la tanto famosa o famigerata amuchina, simbolo di questa epidemia, fu un composto trovato nel 1922 da un ingegnere elettronico di Altamura, Oronzio De Nora. Fu lui che la chiamò Amuchina e ne depositò il brevetto in Germania; poi lo cedette. Si tratta di un composto di ipoclorito di sodio diluito in acqua, che si rivelò per un potente antibatterico.

giovedì 23 aprile 2020

I giorni del Coronavirus 15



Giovedì, 26 marzo. La situazione: casi totali 74.386 (+ 5.210), positivi 57.521 (+ 3.491), guariti 9.362 (+ 1.036), deceduti 7.503 (+ 683). Puglia: casi 1023 (+ 83), guariti 22 (+ 1), deceduti 48 (+ 4). La situazione è sostanzialmente stabile.

Questo 2020, oltre che palindromo e bisestile, è pure distopico; in breve disgraziato e maledetto. Il caldo che avrebbe dovuto fare ora che è primavera l’ha fatto a febbraio, il freddo che avrebbe dovuto fare a febbraio lo sta facendo ora. Stamattina piove ed è piovuto per l’intera notte, una pioggerellina insistente, magari farà bene all’agricoltura, ma si aggiunge al freddo per la neve caduta nell’alta Puglia e invernizza ancor più la primavera.

Al dibattito che s’è tenuto ieri alla Camera dei Deputati, si è continuato a parlare del coronavirus come di una guerra, da parte di tutti gli intervenuti. Non si capisce perché i politici usino un termine impropriamente. La guerra è tale quando c’è un nemico di fronte. Nella circostanza il nemico non può essere il coronavirus. Sarebbe come ritenere nemico in guerra il cannone anziché chi lo manovra. L’epidemia, che è scoppiata, ormai lo hanno acclarato e dimostrato scientificamente gli esperti, è di derivazione naturale, dunque causata da impropri comportamenti umani. Il nemico dell’uomo nelle epidemie è sempre l’uomo, ieri come oggi, come sempre. Che poi l’uso che abbia fatto l’uomo della natura sia stato del tutto involontario e negligente è un altro discorso. Ma noi sappiamo che non è così. Ormai è dimostrato che l’uomo sta facendo della natura uso e abuso.

Leggo sul “Corriere del Mezzogiorno” in un intervento di Pasquale Pellegrini che “Il coronavirus dice qualcosa che la politica fa ancora fatica a comprendere. Il virus non è un comportamento impazzito della natura, ma il portato di un perseverante atteggiamento di aggressione da parte dell’uomo. Il salto di specie non è un caso, ma, come i biologi insegnano, una strategia di adattamento e di sopravvivenza. La distruzione degli habitat, il sovraffollamento di molte città, un’eccessiva promiscuità con gli animali: molte potrebbero essere le cause che hanno permesso quel salto. Al fondo c’è il rapporto disinvolto, a volte anche spregiudicato, dell’uomo con la natura”.
Anche a non voler dare tutta la ragione agli ambientalisti, a volte fondamentalisti fanatici, come si fa a non ammettere che comunque le trasformazioni che noi infliggiamo alla natura non abbiano conseguenze? Lo si nota anche se noi spiantiamo un albero, che prima riparava dal vento, dal sole e dalla pioggia, solo perché ci davano fastidio le radici o perché sporcava con le sue foglie o perché ci serviva un po’ di legna. E si tratta di un solo albero! Figurarsi di un bosco o di una foresta! Come si fa a non capire che bruciando plastiche e gomme si libera diossina, si ammorba l’aria, che va a finire nei polmoni? Si può vivere in cento o in mille in uno spazio circoscritto sufficiente per dieci? Basterebbe dare risposte a domande così semplici e banali per capire quanto sia importante l’ambiente e il modo in cui ad esso ci relazioniamo.

La Polizia ha fermato un mio amico mentre si recava in campagna a vigilare sui suoi contadini per i lavori stagionali che stavano eseguendo. Non gli ha consentito di proseguire e bene gli è andata se non gli ha fatto la multa. Ma le attività agricole non erano escluse dalle restrizioni del decreto Conte? Sì, gli hanno detto i poliziotti, ma per i lavoratori non per i proprietari dei fondi. Non c’è stato verso. Ora, le leggi sono ottuse per definizione; ma gli uomini per definizione sono intelligenti. I poliziotti dove li mettiamo? Probabilmente gli ordini che hanno ricevuto sono così tassativi che non consente loro di valutare caso per caso.

Dopo i cinesi e i cubani sono arrivati i russi. Tutti portano personale e attrezzature mediche. Ci aiutano in questo terribile momento della nostra esistenza di popolo e di nazione. Ma mi chiedo – chiedersi non è mai abbastanza – sono proprio necessari questi “aiutanti”; non avrebbero fatto meglio a mandare solo le attrezzature? I russi specialmente, tutti militari e di alto rango! Non è, come si dice, che abbiano fatto un viaggio e due servizi?

Su “La Stampa” di Torino Jacopo Jacoboni ha pubblicato mercoledì, 25 marzo, un articolo sul fatto dei russi, adombrando nella presenza di tanti militari un secondo fine, quello non solo di creare qualche dissapore politico dell’Italia coi partner della Nato ma anche di studiare il territorio italiano dal punto di vista strategico-militare. Siamo nella spy story.

martedì 21 aprile 2020

I giorni del Coronavirus 14



Mercoledì, 25 marzo. La situazione: in Italia fino a ieri, 24 marzo, i casi totali sono 69.176 (+ 5.249), i positivi 54.030 (+ 3.612), i guariti 8.326 (+ 894), i deceduti 6.820 (+ 743). In Puglia: 940 casi (+ 78), 21 guariti (+ 14), 44 deceduti (+ 7).

Doveva scadere oggi la clausura, e invece è stata prorogata e inasprita, come del resto era prevedibile. Si parla del 31 luglio come termine per ricominciare una vita normale, coronavirus permettendo.

Una fissa in testa mi si fa sempre più chiodo solare. Stiamo toccando con mano quanto agli italiani sia facile appioppare una bella dittatura. In buona sostanza il capo del governo Conte sta facendo tutto da solo. Non voglio dire che è un dittatore, ma che il gradimento del popolo nei suoi confronti è del 51% rispetto agli altri politici e 7 italiani su 10 convengono sul suo operato al governo. In un momento di congiuntura e di enormi difficoltà forse conviene a tutti che ci sia un “fesso” a caricarsi il Paese sulle spalle, anche a quelli dell’opposizione, che fanno finta di rivendicare un ruolo partecipativo ai provvedimenti. Sentire saccenti e protestatari incalliti, come Marco Travaglio e Gianrico Carofiglio, difendere il governo, trasformarsi in laudatores, mentre non la smettono di fare battute velenose e fuori posto su Salvini e la Meloni, fa pensare che il fascismo non solo non fu imposto agli italiani ma da loro fu richiesto e rafforzato. Quel Conte, se non ci fosse stato, lo si sarebbe dovuto inventare. Gli italiani tutti in mascherina e guanti e tutti a casa non sono tanto diversi dagli italiani in camicia nera. E non sembri un’esagerazione! Ogni tempo ha i suoi Duce e i suoi scherani.

La mia preoccupazione trova il conforto in un appello che eminenti personalità dell’Italia democratica ha fatto, in cui si legge che il “Tutti a casa” è salutare per i medici ma è un “veleno per le istituzioni. La pandemia non può mettere in quarantena la democrazia”; e conclude che “Se ci si rassegna oggi, si perde la libertà domani”. Una preoccupazione eccessiva: gli italiani sono propensi a perderla in allegria la libertà, a prescindere.

Il professor Andrea Crisanti, chiamato dal Governatore del Veneto Luca Zaia a studiare un piano per combattere il coronavirus, ha detto al termine di un’intervista che in Lombardia ci sono stati tanti morti perché “c’erano industrie attive con migliaia di dipendenti…soprattutto a Bergamo, per produrre beni peraltro non necessari. Abbiamo voluto difendere il Paese dei balocchi e l’economia anche di fronte alla morte”. Accusa dura ma fondata.  

Ma, come dice il proverbio, siediti storto e giudica diritto, che cosa si può fare in un momento di gravissima emergenza come questa che stiamo vivendo senza danneggiare o sacrificare qualcosa? Le restrizioni sono incostituzionali, d’accordo, ma in una situazione normale! In una situazione eccezionale si fa quello che conviene di più. E non dicevano i latini primum vivere deinde philosophari? Mi accorgo che è assai difficile perfino mantenere un’opinione per più di mezza giornata. Confusione e incertezza regnano sovrane.

Marco Tarchi mi fa visita ogni tanto con le sue mail. L’ultima è una sua intervista. Prendo l’ultima domanda che gli è stata posta e, ovvio, la sua risposta.
In che Italia ci troveremo a vivere fra un anno? – gli chiede l’intervistatore –. E lui: “Mi guardo bene dall’azzardare previsioni, anche se, al momento, non posso nascondere una sensazione di preoccupazione molto forte su tutti i piani: medico, economico, ma anche più largamente sociale. Non sono fra coloro che si entusiasmano per la presunta riscoperta del patriottismo che si esprimerebbe nei canti alla finestra o negli striscioni appesi ai balconi; temo che dietro ci sia nella maggior parte dei casi soprattutto, quando non solo, la voglia di aggrapparsi alla dimensione collettiva del dramma per alleviare un disagio strettamente individuale o familiare. Il che è assolutamente comprensibile, ma mi impedisce di dare per scontato che “andrà tutto bene” o che impareremo da questi eventi la lezione di una solidarietà profonda. Quando la disattivazione del sistema produttivo e il crollo di settori che impiegheranno anni, forse molti, per riprendersi produrranno un’enorme quantità di disoccupati e il livello di ricchezza sarà nettamente decresciuto, mi chiedo se non si rischierà piuttosto una fase di forte e disgregante conflittualità interna. Mi auguro, ovviamente, che questi timori siano infondati, ma sarei ipocrita se li nascondessi”.
Io credo che nessuno possa dire che cosa accadrà domani o dopodomani, figurarsi fra un anno, ma non sono molto lontano da Tarchi quando dice e/o teme “una fase di forte e disgregante conflittualità interna”. Sicuramente avremo molti problemi. Vedo, inoltre, che i rapporti umani si stanno inasprendo. Questo essere esposti a vigili e a poliziotti che ti minacciano o ti multano perché non hai la mascherina, a gestori di negozi che ti rimproverano aspramente, mentre pochi giorni prima ti riverivano, perché sei entrato in negozio quando già ce n’erano altri due dentro, è una spia dell’esacerbarsi degli animi, dell’incattivirsi delle persone.

In questa atmosfera di clausura si è oggi celebrata l’istituzione della Giornata Nazionale per Dante Alighieri, il cosiddetto Dantedì, come è stato proposto di chiamarla da Paolo Di Stefano e dal Prof. Francesco Sabatini, in occasione del 700° anniversario della morte di Dante che cadrà l’anno venturo, nel 2021. Si ritiene convenzionalmente che il 25 marzo Dante avesse iniziato il suo viaggio nei tre regni dell’oltretomba. Con l’aria di morte che aleggia sul paese e sul mondo non ci poteva essere una più degna cornice.