Visualizzazione post con etichetta Giustizia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Giustizia. Mostra tutti i post

domenica 15 febbraio 2026

Referendum giustizia: vincerà la ragion politica

Verrebbe, la mattina del 22 marzo prossimo, prima di andare a votare per il referendum, prendere un mazzo di napoletane e farsi un bel solitario, un Napoleone, traendone gli auspici. SI, nel caso uscisse; NO nel caso contrario. Dopo tutto quello che si è visto e sentito negli ultimi tempi, sani ragionamenti di principio e autentiche schifezze propagandistiche, in cui si sono distinti autentici campioni di dottrina e improvvisatori di strada, verrebbe la tentazione di affidarsi all’alea delle carte. Ma vogliamo essere razionali fino in fondo, a dispetto di tutto e di tutti. Ci soccorre il criterio del patriottismo di partito e dunque la ragion politica. Quando la situazione si fa confusa allora conviene votare con fermezza per qualcosa di chiaro. Partiamo da una considerazione. Agli inizi della campagna referendaria, quando si poteva pure ragionare nel merito, il SI era in notevole vantaggio. Man mano che l’esito del referendum si è posto come dato politico il NO ha recuperato terreno fino quasi ad avere la stessa percentuale del SI, che è poi l’equilibrio che c’è tra i due schieramenti. All’inizio le posizioni favorevoli e contrarie erano trasversali. C’erano sostenitori del SI che militavano nei partiti di centrosinistra ed altri, sostenitori del NO, che provenivano dal centrodestra. Ciò faceva pensare che questa volta il confronto tra le due parti sarebbe avvenuto nel merito, ossia nell’idea di giustizia che ognuno ha relativamente alla separazione delle carriere dei magistrati. A questa prima contrapposizione, per così dire ragionata, è subentrata la confusione della propaganda. Non si è più ragionato ma colpito gli avversari con qualsiasi cosa capitasse tra le mani. Da una parte l’accostamento ai NO degli antagonisti che devastano le città, dall’altra l’identificazione dei votanti SI a gente di malaffare, massoni deviati, inquisiti e compagnia cantando (Gratteri copyright). In mezzo espedienti propagandistici vergognosi da ambo le parti. La confusione era inevitabile. Essa, perciò, suggerisce di mettere da parte gli arzigogoli della discussione e decidere di stare o da una parte o dall’altra. In una situazione in cui tutti hanno ragione e tutti hanno torto, la scelta di campo a prescindere è la sola via giusta da seguire. Ai cittadini non resta che astenersi o votare lo schieramento di appartenenza, a prescindere dalla giustezza o meno della separazione delle carriere dei magistrati. Se questo da un lato fa stare in pace con sé stesso l’elettore, dall’altro prova ancora una volta che noi italiani non sappiamo utilizzare un referendum. Ormai è chiaro a tutti che non è un voto sulle carriere dei magistrati ma è un’ordalia sul governo Meloni. Se dopo tre anni e mezzo questo governo dovesse inciampare ad un sasso sporgente, come la bocciatura di una sua riforma qualificata e qualificante, se pure non dovesse comportare ipso facto la sua caduta sarebbe comunque uno smacco pesantissimo, non senza conseguenze letali nel breve o lungo termine. La scadenza elettorale del 2027 è alle porte. Appare evidente, allora, la necessità di non porsi tanti problemi. In gioco non ci sono il bianco e il nero della giustizia. La separazione delle carriere dei giudici non cambia una virgola nella giustizia italiana, non la rende più sicura, più rapida, più efficiente ed efficace. Se ciò accadesse veramente ci sarebbe da andare in pellegrinaggio a San Giacomo di Compostela. Ormai questo lo abbiamo capito tutti. Quel che è in campo è lo scontro politico tra il centrodestra e il centrosinistra, una sorta di anteprima delle elezioni del 2027. L’icona di questa deriva ben la rappresenta Matteo Renzi, il quale continua a dire che deciderà cosa votare all’ultimo momento. Che è come dire lo dirò “dopo”. Renzi è uno dei più furbi politici che abbiamo. Davvero non sa quel che farà il 22 e 23 di marzo? La furbizia, però, ha sempre qualcosa di infantile. Renzi solo poco tempo fa ce l’aveva coi giudici “pro domo sua” e ha seguito le fasi della riforma in Parlamento ammiccando più al SI che al NO. Solo di recente ha incominciato a vacillare per non crearsi problemi col “Campo largo”, coalizione a cui appartiene, decisamente schierata per il NO. Deciderà il furbastro fiorentino quando si renderà conto di dove spira il vento dei sondaggi, col margine di errore minimo. Se votasse SI e dovesse vincere, potrebbe accreditarsi tra i vincitori, benché fosse nello schieramento di centrosinistra. Se dovesse vincere il NO, farebbe la parte della mosca cocchiera. Questo voler tenere il piede in due staffe è tipico di chi “o Franza o Spagna purché se magna”, nel caso “purché se gana”.

domenica 23 gennaio 2011

Magistratura-Berlusconi: è duello d'onore!

In un paese serio lo scontro Magistratura-Berlusconi dovrebbe concludersi con la decapitazione – politica, per carità! – di una delle due parti. A prescindere dalle nefandezze, vere o presunte, di Berlusconi e dalle persecuzioni giudiziarie, anche queste vere o presunte, da parte della magistratura, uno scontro di tale portata dovrebbe risolversi senza compromessi. Secondo regole cavalleresche o dei duelli d’onore: all’ultimo sangue!
Se Berlusconi si è macchiato ed ha macchiato l’istituzione che rappresenta e la nazione tutta di quelle colpe contestategli, allora deve essere bandito da qualsiasi carica pubblica. Se, invece, è stata la magistratura a farsi parte politica e a perseguitare coi suoi potenti mezzi Berlusconi, allora quei giudici che ne hanno fatto parte siano condannati a vivere il resto dei loro giorni in qualche centro sociale di loro scelta. Se invece gravi colpe hanno sia l’una che l’altra parte, come probabilmente è, allora si puniscano entrambe nelle persone coinvolte, una volta per tutte.
Il mondo intero se la ride di un Presidente del Consiglio che organizza orge e festini nella sua casa e di una magistratura che fa politica. Sarebbe già grave se il mondo ci deridesse soltanto per una delle due cose; essere derisi per entrambe francamente è insopportabile. L’una cosa rende più appariscente l’altra, in un reciproco ingigantirsi agli occhi di tutti.
Non c’è chi non condanni la condotta di Berlusconi, ma non c’è neppure chi non si preoccupi dei comportamenti di certi magistrati, che si dimostrano impegnati in qualcosa che gli austriaci nella prima guerra mondiale chiamarono Strafexpedition (spedizione punitiva). Lo stesso Presidente della Repubblica, nel parlare di turbamento, non può rivolgersi che alle due parti.
Ormai è di tutta evidenza che le ragioni dell’una e dell’altra parte non contano nulla in confronto agli interessi della nazione. Il popolo italiano è stanco di sentirsi come ad una lotta tra galli e a fare il tifo per l’uno o per l’altro.
Cosa assai grave il constatare come in questo paese non esistono più autorità tali da poter intervenire con autorevolezza e forza. La Chiesa si limita a generici richiami; la Presidenza della Repubblica ad altrettante generiche preoccupazioni. Gli organi superiori della magistratura esprimono un interesse corporativo e politico degno di miglior causa. L’intellighenzia è divisa sugli spalti ed ha perso di credibilità. I figli di Berlusconi, che potrebbero intervenire sul genitore per essere risparmiati da tanto fango che piove loro addosso, non riescono a dire né ai né bai. Le stesse forze politiche alleate di Berlusconi non riescono a fargli capire di avere comportamenti più decorosi per il bene e l’interesse di tutti e si schierano in sua difesa come se fossero alle Termopili.
Mi chiedo dove è andata a finire la destra etica e sociale in questo paese; la destra della legalità, una volta diffusa in tutti gli strati sociali. Condannata a trasformarsi in forza di governo, la destra politica che si rifaceva allo Stato etico e allo Stato sociale, oggi, ha perfino paura non dico di guardarsi indietro, per non trasformarsi in Gorgone, ma addirittura di volgere lo sguardo a lato per vedere qual gente si ritrova accanto.
La componente ex missina ed ex aennina, quella rimasta immune da fughe verso un truffaldino ignoto moderno ed europeo del Frègoli-Fini, non impone a Berlusconi di comportarsi in maniera più composta, dal momento che non è solo in gioco la sua personale reputazione ma anche quella di tutta la parte politica che rappresenta, nell’insieme e nei singoli, e dell’intera nazione.
C’è una parte della classe politica di centrodestra che è di tutto rispetto, che rappresenta davvero la parte migliore del processo di trasformazione della politica di questi ultimi anni. Mi riferisco ai tanti ministri che hanno dimostrato non solo di saper fare i ministri ma hanno avuto anche una condotta esemplare come uomini privati e pubblici. Tremonti, Maroni, Frattini, Gelmini, Brunetta, Carfagna, Alfano, Prestigiacomo, La Russa, possono piacere o non piacere, ma non risultano nelle cronache del pettegolezzo e della malversazione. Perché non si fanno forti di questa loro riconosciutagli autorevolezza, conquistata sul campo, per pretendere da Berlusconi maggiore rispetto delle regole, adeguata prudenza nei comportamenti pubblici e privati, una maggiore oculatezza nella scelta di certi frequentatori della sua casa?
Non si capisce che rapporto possano avere gli ex missini con gente depravata e degenerata come le losche figure chiamate in causa in questi giorni. Una volta a destra si aveva ribrezzo per puttane, magnacci e affini, perché poi tali sono frequentatrici e frequentatori di Berlusconi. Oggi, invece, inspiegabilmente, a destra si ritiene che frequentare simile gentaglia è segno di emancipazione politica e conquista di credibilità democratica. Quando mai sono stati liberali e garantisti i missini quando era in gioco il superiore interesse della nazione?
I cittadini si sentono non solo schifati e preoccupati da quanto sta succedendo nel nostro Paese, ma singolarmente non c’è chi non si senta mortificato nell’immaginare un uomo come Berlusconi, che per altri aspetti ha dimostrato di essere uomo di valore e di grandi risorse umane, mettere il suo onore e il suo destino politico fra le gambe di quattro insulse zoccolette e nelle mani di qualche rivoltante lenone.
Per altro verso non c’è cittadino che non sia incazzato di brutto per una magistratura che non ha tempo e mezzi per risolvere i problemi giudiziari della gente e poi ha tempi e mezzi ad abundantiam per spiare in casa dei politici da perseguitare; per una magistratura che ottunde il senso dello Stato e gli interessi della nazione con un presunto inanimato automatismo giudiziario.
In un paese serio tutto questo non sarebbe accaduto, non accadrebbe. Nel nostro è condizione ormai abituale. Se vogliamo recuperare la giusta dimensione dobbiamo fare piazza pulita, incominciando dalla partita che si è aperta da sedici anni a questa parte: o Berlusconi o la magistratura deviata o entrambi devono essere puniti.
[ ] 

domenica 16 gennaio 2011

Giustizia e Berlusconi: il morbo infuria

All’indomani del terzo rigetto del lodo sul legittimo impedimento da parte della Corte Costituzionale, ipocritamente interpretato da ciascuno come un successo della propria parte politica, Berlusconi ha ricevuto l’ennesimo avviso di reato. Una coincidenza da traffico ferroviario elvetico. Questa volta, tanto per cambiare, è accusato di prostituzione minorile con una coda di altri non meno gravi reati. Una vicenda da film-panettone, con Lele Mora per regista ed Emilio Fede aiuto, non per caso avvisati di reato anch’essi. Non stiamo scherzando. Dalla Noemi/Papi alla Ruby/Bunga-Bunga il Paese è tutto un set cinematografico sotto gli occhi del mondo intero.
Benché ormai questa schifosissima minestra ci venga propinata da sedici anni, mattina, mezzogiorno e sera, lo stomaco non si è assuefatto; e viene da vomitare ogni volta. Non è solo imbarazzante; è intollerabile! Usare anatemi, appellandosi all’etica e alle pubbliche virtù, che in questa nostra terra vigono dai tempi della Roma più antica, è come dichiarare il fallimento di una millenaria civiltà, che dimostra di non avere più strumenti di difesa.
Il ruolo di Presidente del Consiglio espone inevitabilmente al pubblico. Né Berlusconi né altri per lui possono perciò eccepire la privacy. Non c’è vita privata che tenga per uno che ha il ruolo di guida di una nazione. Si può solo negare la materia dell’accusa. E questo fanno l’interessato e i suoi legali, per i quali fino ad oggi ha speso trecento milioni di Euro. Ipse dixit.
Per comodità di ragionamento diamo per vero tutto quello che si dice di lui, e che lui stesso in parte non nega. Un cittadino che si rispetti, però, che abbia un minimo di pensiero critico e che ha il diritto di influenzare col voto la vita del Paese, non può fermarsi all’indignazione, gratis e scontata come l’olio santo; ha almeno tre tappe mentali da percorrere.
La prima è che Berlusconi espone il Paese al ludibrio internazionale per vizio; la magistratura italiana lo espone all'ammirazione per virtù. Pare che il vizio dell’uno e la virtù dell’altra siano irrinunciabili. Ma chi fa la peggiore figura è quella parte maggioritaria del popolo italiano, che, puntualmente, nonostante tutto, vota Berlusconi. Sicché il vizio ricade sulla parte che lo difende e lo vota, la virtù sulla parte che lo denuncia e lo combatte. Saranno pure esemplificazioni, queste, ma tant’è: viziosi contro virtuosi. Una simile divaricazione è fuorviante e inaccettabile.
La seconda è che chi sta con Berlusconi non può assumersi la parte del vizio così, sic et simpliciter. Prima di tutto ha il diritto di chiedersi perché tanto accanimento giudiziario nei confronti di Berlusconi, che, vizi personali a parte, interpreta il pensiero politico e le esigenze di milioni di cittadini, rappresenta il Paese ai massimi livelli internazionali al punto che i suoi successi personali sono anche i successi del Paese Italia. Siccome non stiamo parlando solamente di donnette che si appassionano al “Grande Fratello” e si commuovono partecipando alle gare di “Amici”, ma anche di persone che sanno perfettamente come sono andate e come vanno le cose in Italia, ecco che non è irrilevante una videata sulla magistratura virtuosa. La lentezza, per non definirla diversamente, della magistratura italiana è proverbiale nel mondo quanto gli spaghetti e la pizza. Stupisce, invece, che nel caso di Berlusconi sia così solerte, puntuale e continua al punto da configurarsi come un Tribunale Speciale. E’ altrettanto provato, inoltre, quanto e più delle scorribande erotiche di Berlusconi, che una cospicua parte della magistratura viene da una formazione comunista e che da sempre si sente milizia al servizio di quel partito comunista o di quel che resta, che nelle intenzioni doveva conquistare il potere per l’autentica liberazione del Paese. Questa magistratura deve il posto che occupa a quel partito. Si sa che il Partito comunista aveva le sue scuole di formazione che preparavano ai concorsi per entrare in magistratura; ne aveva altre con lo stesso obiettivo: occupare posti di dirigenza in ogni altro settore della vita pubblica. Era la strategia della rivoluzione strisciante, dopo che era stata abbandonata, perché non praticabile, quella violenta e d’impatto. Queste cose oggi sembrano fantapolitica. Invece sono cose ovvie, scontate, banali. I partiti politici – e il Partito comunista era il più Partito di tutti, non per niente il suo segretario era detto il Migliore – conquistavano consensi attraverso l’occupazione di centri dirigenziali e decisionali a tutti i livelli. Stupisce come una simile lettura venga rifiutata, quando è sufficiente prendere un qualsiasi manualetto di politica o di storia dell’Italia della seconda metà del Novecento per illuminarsi sulle tecniche usate dai partiti per conquistare il consenso. Ciò non significa che la magistratura militante avvii l’azione giudiziaria contro Berlusconi quando viene a conoscenza di un reato che lo riguardi, peraltro c’è l’obbligatorietà dell’azione penale, solo per impegno politico; significa semplicemente che essa avvia il procedimento giudiziario anche quando sa perfettamente che non porta ad alcun risultato concreto, solo per infliggere un colpo all’immagine di Berlusconi, costringendolo a ricorrere agli avvocati, ad impedirgli di governare con efficacia. A questa magistratura non importa tanto condannare Berlusconi nell’immediato, quanto continuare a tenerlo sotto scacco, impedirgli di far politica sotto l’assedio giudiziario; gutta cavat lapidem dicevano i latini. Tutto questo ormai è così evidente che non c’è persona di medio-bassa intelligenza che non lo abbia capito. Questa magistratura è il braccio giudiziario di una parte politica, nella fattispecie del centrosinistra. Negarlo estende la malafede anche dove non c’è.
La terza tappa è squisitamente politica. Chi sta nel centrodestra si indigna delle stravaganze di Berlusconi né più né meno di chi sta nel centrosinistra. Lo schifo – stavo per dire un’altra cosa – è schifo per tutti. Ma se uno sta dalla parte di Berlusconi è per ragioni politiche, perché ne condivide in tutto o in parte l’azione politica, si riconosce in tutto o in parte nella sua visione delle cose pubbliche. E aggiungo: si rende ben conto che né nel centrodestra né tanto meno nel centrosinistra ci sono al momento alternative a Berlusconi. Sicché piuttosto che abbattere una realtà, che pur non piace per certi aspetti ma non ha un minimo di alternativa, preferisce un governo che governi pur che sia nella speranza che nel frattempo maturino nuove situazioni politiche, nella direzione politica evidentemente auspicata, ma qualitativamente migliore e soprattutto più decorosa.
[ ]