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giovedì 14 giugno 2018

Sull'immigrazione solo bugie e ipocrisie




La respinzione della nave “Aquarius” piena di migranti da parte del Ministro dell’Interno Matteo Salvini ha fatto saltare il coperchio alla pentola delle buone maniere, leggi bugie e ipocrisie.
I francesi ci accusano di essere cinici e irresponsabili. Noi, che da anni e anni accogliamo immigrati, che loro respingono e costringono a rimanere in Italia, in barba al principio dell’equa distribuzione delle quote, usando anche maniere forti e ai limiti della legalità! Una presa di posizione che si spiega solo col nervosismo che la nuova politica sull’immigrazione del nuovo governo italiano sta provocando in loro e non solo in loro. Ma anche, da parte di Macron, il tentativo di esorcizzare in Francia soluzioni populistiche. L’esempio italiano dimostra che la soluzione populistica è dappertutto dietro ogni angolo di elezione.
Su questo gravissimo e difficilissimo problema, che è l’immigrazione, nessuno ha la ricetta giusta e nessuno dunque dovrebbe avere atteggiamenti sicuri e decisi. Meno degli altri i francesi, responsabili, con quel loro campione di smargiassate Sarkozy, di aver aggravato la situazione bombardando e destabilizzando la Libia, da dove gli immigrati partono per raggiungere le coste europee. Forse pensava, togliendo di mezzo Gheddafi, di liberarsi di uno che gli aveva dato bei soldini per le sue campagne elettorali. Invece ha messo nei guai l’Europa e l’Italia, in particolare, perché dalla costa libica giungono da noi moltitudini di profughi, di disperati e di avventurieri di ogni risma. Meno degli altri i francesi, che hanno dato prova finora di arroganza nei confronti dei partner europei e di disumanità nei confronti degli stessi immigrati. 
Nessun governo finora ha spiegato, né poco né molto, se l’immigrazione è un bene o è un male e se è un male fino a che punto è inevitabile. Invece, che cosa è accaduto? Che tutti, chi più e chi meno, si sono lavati la bocca con principi umanitari, leggi internazionali sull’accoglienza dei profughi, sulla solidarietà o più realisticamente opportunità di accettare quote di profughi.
Gli unici paesi che hanno parlato chiaro finora sono stati quelli del gruppo cosiddetto di Visegrad (Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia), i quali hanno detto: non li vogliamo. E qualcuno, come l’Ungheria, lo ha anche spiegato: non vogliamo che la nostra civiltà europea e cristiana venga contaminata e trasformata in un coacervo di etnie, culture e religioni diverse.
A fronte di tanta chiarezza, discutibile quanto si vuole, gli altri, italiani compresi, che cosa hanno opposto? Comportamenti ipocriti e incerti, che vanno dal far credere che gli immigrati siano un bene al ricorrere a mille espedienti per farne giungere sempre di meno, dimostrando che essi costituiscono invece un male.
Se gli immigrati sono un bene, una miniera, perché allora i governi europei non mandano le loro navi per caricarne quanti più possibile per arricchire i propri paesi, sottraendo tanta materia prima agli scafisti? Ospite della trasmissione “Di martedì” l’ex ministro dell’economia greco Varufakis, che peraltro nel 2019 si presenterà candidato in Italia al Parlamento Europeo, ha detto che i profughi andrebbero presi dalle coste africane e portati su quelle europee in sicurezza e che di tanto dovrebbero farsi carico i governi europei. Non si può dire che il ragionamento di Varufakis non sia coerente.
Ma tanto non accade, anzi accade il contrario: i profughi vengono lasciati in mano a scafisti e navi Ong, che li trasportano in Europa in condizioni di rischio e li “consegnano” ai paesi europei nel disordine più assoluto e nello sperpero di risorse pubbliche. Dunque, non un bene, ma un male sono gli immigrati. Tanto emerge dai comportamenti contraddittori dei paesi europei interessati dal fenomeno.
Assodato che l’immigrazione di massa, disordinata e incontrollata, è un male, allora occorre stabilire se e come arginare o gestire il fenomeno che sembra abbia i caratteri di uno tsunami o di un terremoto. Prima di tutto: sono veramente tutti profughi che scappano dalla guerra, dalla fame, dalle persecuzioni o non sono piuttosto anche gente che cerca una vita migliore, a danno di altri, i quali avrebbero tutte le ragioni per difendere il proprio stato politico e sociale? E’ qui che s’innesta il confronto politico più aspro.
Ci sono i comunisti o ciò che di essi resta che continuano a fare lotta di classe, che sostengono che bisogna accogliere tutti indipendentemente dalle ragioni per le quali hanno lasciato la loro terra per venire da noi. Sulla stessa lunghezza d’onda ci sono i papisti, come Paolo Mieli, che pubblicamente ha detto che lui sull’immigrazione è sulle posizioni di papa Francesco; essi ritengono che per solidarietà cristiana bisogna accoglierne quanti ne arrivano. Ma poi – e questi sono la gran parte – ci sono quelli del bastone e della carota, che, mentre accolgono quelli che arrivano, cercano di scoraggiare altri che vorrebbero partire. Molti dicono di voler salvare vite umane e magari obtorto collo lo fanno pure – come gran parte dei leghisti – altri, come Fratelli d’Italia, sono su posizioni oltranziste e vorrebbero il blocco navale. Scelta, questa, che, ove fosse fatta, non tarderebbe a creare conseguenze dagli esiti imprevedibili ma comunque gravi. Ma fra chi la spara più forte ha una sua efficacia.  
Dire che non accogliendo i profughi o non dando soccorso in mare a chi ne ha bisogno si violano gli accordi internazionali, si dice un’altra bugia sapendo di dirla. Soccorrere in mare è un dovere quando si tratta di salvare persone che sono incappate in un incidente del tutto imprevisto; ma quando si tratta di un fenomeno voluto e calcolato, come sono le ondate migratorie che invadono e pongono problemi seri di vivenza e convivenza, allora i cosiddetti accordi internazionali non contano più. Conta l’opportunità politica, che è cosa ben diversa; conta se favorire o contrastare il fenomeno, avendo come stella polare gli interessi del proprio Paese.    

domenica 3 settembre 2017

Immigrazione: meriti e vanti


Il Ministro Minniti non ha retto alla tentazione di presentarsi al suo popolo come il salvatore della patria democratica e ha detto che sì, il suo modo di affrontare il problema degli immigrati appare un po’ deciso, ma che è stato costretto a tanto perché era in pericolo la tenuta democratica e sociale del paese. Come dire? A mali estremi, estremi rimedi. Non è stato dello stesso parere il suo collega in governo, il Ministro di Giustizia Orlando, il quale ha detto che non c’era nessun reale pericolo per la democrazia e che è sbagliato associare l’immigrazione alla sicurezza del paese. Ha ragione l’uno? Ha ragione l’altro? Ognuno ha colto un aspetto della politica: l’uno quello del fare, l’altro del sembrare.
Sta di fatto che se metodo fascista è stato quello di Minniti, come argutamente ha detto il comico Crozza, vuol dire che il fascismo si pone ancora come un buon rimedio contro il disordine e il rischio di cadere nel caos e nella paura. Il che dovrebbe far riflettere più di un santone democratico. Il fascismo, cosa buona è? Allora non dobbiamo lasciarlo tutto ai fascisti.
C’è solo da recriminare perché per tanto tempo si è detto che per frenare i flussi migratori non c’era nulla da fare, che non si poteva che accogliere quanti ne arrivavano nei nostri porti. Vorrei vedere che cosa hanno da dire ora tutti quei sapientoni e democraticoni che provocatoriamente chiedevano nel corso dei dibattiti televisivi ai loro interlocutori di destra che cosa avrebbero voluto fare al posto loro, per poi, evidentemente, gettargli in faccia il loro fascismo.
Le elezioni si avvicinano e come sempre è accaduto in Italia chi più può più s’impossessa dei cavalli di battaglia degli avversari. Non si poteva lasciare la questione dei migranti, con tutti i loro portati di insicurezza, prepotenze, violenze, stupri, sporcizie urbane varie, alla destra. Hanno ragione quelli che criticano Minniti. Lui ha fatto con i migranti una politica di destra.
A sua difesa non c’è tanto la ventilata reazione del paese, che, come tutte le cose ipotizzate, era pure probabile che ci fosse, ma la concreta presa d’atto che molti sindaci, non solo di destra, ma perfino di sinistra, si erano rifiutati di accogliere nei loro comuni gli immigrati che i prefetti inviavano. Di fronte a tanti rifiuti c’era poco da fare. Nella prima metà di luglio i flussi erano diventati piene, straripamenti, allagamenti, mentre da qualche tempo la magistratura siciliana aveva puntato l’attenzione su alcune Ong, che erano in collusione con gli scafisti.
Anche qui, a proposito delle Ong, perché la Boldrini, perché Grasso, perché tanti, piccoli e grandi personaggi dell’establishment, che tanto s’indignarono nei giorni dell’accusa alle Ong, non hanno detto più nulla, non hanno chiesto scusa ai magistrati siciliani in presenza di comprovate compromissioni di alcune Ong con gli scafisti?
L’antifascismo – si sa – in Italia è un mestiere; e se uno sa fare solo quello, non gli si può chiedere di fare altro. Perciò la Boldrini e Grasso continuino pure ad esercitare il loro mestiere; provvederà la realtà delle cose a dare le giuste risposte.
Questa realtà non dice affatto che per risolvere certi problemi occorre il fascismo. Siamo seri! Minniti si è mosso con decisione usando la legge e la sensibilità democratica. Ha detto: primo, il problema va affrontato in Libia e dunque facciamo gli opportuni accordi con le autorità libiche perché i migranti non lascino quel paese; le Ong non possono operare fuori da qualsiasi legge e dunque mettiamo un po’ d’ordine nelle pratiche di salvataggio e di trasporto degli immigrati; terzo, recuperiamo la collaborazione e la fiducia con i partner europei. Non mi pare affatto che tutto questo sia fascismo, salvo che per fascismo non si voglia intendere qualsiasi provvedimento finalizzato alla soluzione di un problema.
E’ vero, nessuno è uscito dal suo guscio per riconoscere che, contrariamente a quanto pensava, qualcosa si poteva fare e che qualcosa di importante era stato fatto. Ma gli stessi hanno incominciato ad accusare di fascismo un loro ministro e a sostenere che il problema immigrati non è stato risolto, è stato solo confinato in Libia, sottratto alla nostra vista. In Libia, dove gli immigrati sono trattenuti in condizioni disumane, tali che dovrebbero far vergognare chi in qualche modo è colpevole della situazione, ossia noi italiani, che, con gli accordi e con la legge, siamo riusciti a contenere il fenomeno. A sentire i Cacciari e i Manconi, che non sono mai propositivi, siamo responsabili di tutti i mali di cui soffrono i migranti.

Intanto il Pd di Minniti porta in saccoccia elettorale un successo che avrà il suo peso. Se poi è vera gloria lo si vedrà. Gli immigrati continuano ad arrivare in Italia, per ora di meno rispetto alla fiumana della prima metà di luglio. Ma per ora! Mettiamo pure in conto che la campagna elettorale, già in corso per la Sicilia, finirà con le politiche del 2018. Allora vedremo che cosa accadrà. C’è chi dice che il problema migranti durerà ancora per molti anni. Il fascismo o meglio lo pseudofascismo come mezzo per risolvere i problemi si può sempre rispolverarlo come si rispolverano gli strumenti di stagione.   

domenica 13 agosto 2017

Immigrazione: visto che qualcosa si poteva fare?


Ci hanno detto per anni i nostri governanti che per frenare gli immigrati provenienti dalle coste africane non c’era niente da fare; che tra noi e loro c’era solo il mare; che per le leggi internazionali dovevamo salvarli; che dovevamo accogliere chi scappa dalle guerre e da quei paesi dove non vigono leggi di democrazia e di rispetto dei diritti umani; che un conto è avere le frontiere chiuse con soldati e strettoie per passare, come per i paesi continentali, un altro le coste aperte per chiunque vi approdi. Quante volte, provocatoriamente, ai rappresentanti della Lega e di Fratelli d’Italia esponenti del governo o dei partiti di governo non hanno chiesto: e voi cosa fareste? Quasi a volersi sentir dire “noi spareremmo” e mangiarsi poi la gustosa frittata propagandistica in funzione di consenso pubblico. Per anni hanno oscillato tra l’impossibilità di fermarli e la narrazione che sono utili alla nostra economia e alla nostra società che va sempre più in crisi demografica.
Poi gli stessi hanno chiamato al Ministero dell’Interno Marco Minniti, il deus ex machina, quello che avrebbe risolto il problema. Altro che l’inetto Alfano! Minniti sì che troverà il modo di interrompere l’invasione! Che, invasione, per loro, però non era.
Anticipare le lodi dell’incaricato per favorirlo dal punto di vista mediatico prima ancora che si mettesse in opera, è tecnica di quei partiti, ex Dc e Pci, oggi Pd, che da sempre pensano di avere uomini superiori rispetto agli altri. Minniti aveva vinto la sua battaglia prima ancora di iniziarla.
Così da un giorno all’altro è accaduto l’improbabile. E, guarda un po’, col beneplacito perfino della Chiesa; e… buona sera a papa Bergoglio che non ha mai mancato di farsi il difensore degli immigrati di tutto il mondo, novello pendant di Carlo Marx per i lavoratori di tutto il mondo.
Minniti – bisogna dargliene atto – si è mosso bene; probabilmente aveva la copertura delle alte sfere, della Presidenza della Repubblica e della Presidenza del Consiglio. Ha capito, ma non era difficile, che la soluzione del problema si trovava in Libia. Col governo libico, nonostante qualche turbativa dei francesi – sempre loro! – ha stretto un patto di collaborazione per impedire agli scafisti il traffico di immigrati. Le nostre navi militari avrebbero aiutato le autorità costiere libiche nella lotta contro gli scafisti, mentre le navi delle Ong avrebbero dovuto sottostare ad una serie di controlli della nostra Marina.
Il flusso è calato vistosamente in pochi giorni sia in rapporto al mese di luglio, sia in rapporto allo stesso periodo del 2016. Non è ancora la soluzione; ma un punto in favore della sicurezza del nostro paese indubbiamente è. L’Italia non è violabile a piacimento di chiunque.
Le Ong hanno dovuto piegarsi alla legge Minniti, ovvero a tenere sulle loro navi rappresentanti dello Stato italiano per vigilare a che tutto si verifichi secondo la legge. Chi non ha voluto piegarsi, come l’organizzazione “Medici senza Frontiere”, ha deciso di mettersi da parte, anche perché si sono accorti tutti che le motovedette libiche sparano.
Ma la soluzione Minniti ha rivelato indirettamente molte altre cose. Ha rivelato, per esempio, che era stato il nostro governo a chiedere all’Europa di farsi carico da solo degli immigrati in cambio di un atteggiamento di favore nei confronti delle nostre richieste di flessibilità sui conti pubblici. Era stata la radicale Emma Bonino a dire pubblicamente come stavano le cose. E’ chiaro allora come gli austriaci e i francesi avessero ragione a respingere gli immigrati che dall’Italia tentavano di passare in Francia e in Austria. Gli italiani non potevano fare i furbi: ottenere la flessibilità nei conti e poi disfarsi degli immigrati a danno dei partner europei.
Ha rivelato che nel governo c’era chi era determinato a lasciare che in Italia giungessero tutti quelli che si partivano dalla Libia, in nome di un suo personale credo religioso che con la politica non dovrebbe avere nulla a che fare. L’ascetico ministro Delrio si è un po’ agitato per un paio di giorni per poi rientrare nei ranghi. Gentiloni e Mattarella sono stati chiari: il piano Minniti è il piano del governo.
Ha rivelato che l’immigrazione non è il gran bene che per anni ci hanno detto i signori del governo e il papa.  Perfino il presidente dell’Inps. Tito Boeri, ha cercato di far passare l’idea che gli immigrati all’Italia sono necessari, che l’immigrazione è il toccasana per la società italiana per avere i fondi nei prossimi anni per pagare le pensioni.
Ha rivelato che effettivamente tra Ong e scafisti c’era un rapporto di affari. Poco contano in questi casi le intenzioni: salvare vite umane per le Ong, fare soldi per gli scafisti.
Purtroppo ancora non c’è stato nessuno degli indignati che difesero le Ong accusate di connivenza con gli scafisti a chiedere scusa ai magistrati di Trapani e agli italiani. Non la Boldrini, presidente della Camera, non Piero Grasso, presidente del Senato, i quali hanno sparato a zero nei giorni in cui la Procura di Trapani aveva avanzato sospetti su connivenze Ong-scafisti contro chi metteva in dubbio la bontà e l’eroicità delle Ong. Questi signori appartengono ad un’altra casta: alla casta di quelli che hanno sempre ragione e che non chiedono mai scusa a nessuno.
La vicenda dell’immigrazione non è finita e non finirà a breve, ma per lo meno sappiamo che si può fare qualcosa per contenerla. Soprattutto sappiamo che nella vita si può sempre fare qualcosa per evitare disastri. E sappiamo anche – purtroppo! – che la politica in Italia non è solo l’arte del possibile, ma anche l’arte di ingannare e di mistificare.

domenica 23 luglio 2017

Immigrazione: se ci fosse un Re


Che cosa accadrebbe in Italia, in presenza della gravissima emergenza degli immigrati, se, invece di Mattarella, Presidente della Repubblica, ci fosse un Re al Quirinale?
Se il Re fosse politicamente grigio e incolore non accadrebbe nulla di diverso da quello che sta accadendo in Italia in questo momento. Gentiloni, cattolico e papadipendente, continuerebbe a fare il capo del governo e a dire ai suoi colleghi di altri paesi che l’Italia non accetta né lezioni né minacce da altri. E intanto sulle nostre coste continuerebbero a riversarsi migliaia e migliaia di immigrati al giorno senza prospettive che gli stessi passassero poi in altri paesi europei. Come in fondo sta accadendo.
Se il Re fosse invece di carattere e di polso e avesse nel cuore e nella testa il bene del suo paese chiamerebbe Gentiloni e gli farebbe questo discorso. Caro Gentiloni apprezzo il tuo cattolicesimo, sono cattolico anch’io, capisco perfino il sentirti più vicino al tuo papa che al tuo re; rispetto le ragioni e i sentimenti per i quali non vuoi assumere nei confronti degli immigrati atteggiamenti di chiusura e di respinzione. Poiché credi nella carità, nella solidarietà, nella misericordia, secondo il tuo credo religioso, non vuoi andare contro le tue credenze; ma proprio per questo non sei adeguato ad affrontare l’emergenza come la realtà suggerisce e impone. Lascia perciò l’incarico; al tuo posto chiamerò, come è giusto che sia, chi per motivi e sensibilità diversi non si fa scrupoli di adottare i provvedimenti più utili al caso. Consideriamo insieme che il 70 % degli italiani è contrario a questa infinita immigrazione e che il restante 30 % è preoccupato. Consideriamo anche che l’Italia col tuo governo non riesce neppure a farsi rispettare dai suoi partner europei. Il fallimento è duplice. Il popolo se n’è accorto. Abbiamo il dovere di rispettare la volontà del popolo, che non si esprime sempre col voto; anche perché in questi cinque anni gli abbiamo impedito di farlo. Le dicevo che sono anch’io cattolico, ma ora rappresento lo Stato e sento più impellente in un momento di crisi per il mio Paese l’urgenza di intervenire per risolvere un problema che potrebbe diventare una tragedia per l’intera Nazione. Questo accadrebbe, più o meno.
Questo potrebbe accadere anche con un Presidente della Repubblica diverso da Mattarella se, pur cattolico e rispettoso della chiesa, trovasse la giusta determinazione per obbedire al suo mandato terreno di fare il bene del proprio paese.
La crisi di conduzione politica dell’Italia oggi è questa, la mancanza di uomini che sappiano anteporre il bene del Paese alle loro credenze religiose, che un papa strano e straniero impone loro sotto la minaccia implicita delle elezioni; che sappiano anteporre il bene del Paese ai loro piccoli calcoli politici, sempre più personali e miserabili.
A noi italiani è estraneo il principio che il Regno di Dio si conquista operando per il bene dello Stato. Anzi, chi in Italia agisce per il bene dello Stato ma in difformità da quello che dice il rappresentante di Dio sulla terra va incontro alla condanna e alla perdizione. Il nostro Dio dovrebbe precipitare all'inferno chi non opera per il bene dello Stato, che è sempre il bene della Nazione e del Popolo.
Bisognerebbe essere allora protestanti? Sarebbe meglio, ma non è detto. In Italia abbiamo avuto presidenti della repubblica capaci anche di interpretare il ruolo in maniera più coraggiosa e propositiva di come non faccia oggi Mattarella. Penso a Scalfaro. Penso a Napolitano. Senza, per questo, condividere le loro scelte. Parlo del metodo non dei contenuti. Ma in Italia non sono mancati neppure i capi di governo che, pur cattolici praticanti, hanno saputo all’occorrenza agire in difformità dalle indicazioni del papa. Penso a De Gasperi e al suo rifiuto di allearsi col Msi. Penso a Moro e all’apertura a sinistra contro le pressioni della chiesa. Penso all’introduzione di leggi anticattolicissime, come quelle sul divorzio e sull’aborto. Perfino oggi, con un Parlamento di sciancati transumanti, sono passati provvedimenti anticattolicissimi, come la legge sulle Unioni Civili, come il matrimonio fra persone dello stesso sesso e via elencando, autentici vulnus al modello cristiano di convivenza, di civiltà e di società.
Atteso che l’immigrazione è considerata un fenomeno negativo, perché nei confronti non di uomini (gli immigranti) ma del fenomeno (l’immigrazione) non si adottano i provvedimenti più opportuni? In realtà i comportamenti del governo sono ambigui, truffaldini e in buona sostanza irresponsabili. I nostri governanti spacciano per virtù l’incapacità di adottare misure più forti ed efficaci. Essi stanno conducendo le cose politiche, la saldezza dello Stato, il bene del Paese, la volontà del Popolo, con una filosofia di vita da paleocristiani. Dicono di voler fronteggiare l’immigrazione però di fatto la favoriscono, perché per certi aspetti – dicono – è un bene per l’Italia. Il Presidente dell’Inps Tito Boeri sostiene che coi contributi che versano gli immigrati, i lavoratori stranieri, si garantiscono le pensioni degli italiani. Gli immigrati, perciò, ci sono indispensabili; se non ci fossero dovremmo inventarceli. Dunque, per un verso l’immigrazione è un male; per un altro è un bene. In questa altalena di mezzo-pinzocheri e mezzo-bottegai si sta consumando uno dei più rovinosi attacchi all’Italia e all’italianità. Si stanno mettendo qui ed ora i presupposti per chissà quali tragedie in un prossimo futuro, quando in Italia saremo un coacervo di etnie con culture radicali diverse e opposte. Né si può dire che nessuno l’aveva previsto. Non solo la Oriana Fallaci, mai troppo lodata e mai troppo criticata; ma lo stesso Giovanni Sartori, una delle menti più lucide della scienza politica italiana, apprezzata in tutto il mondo, ha scritto testi fondamentali contro.

Ma balza all’attenzione anche dell’uomo della strada che, fra tutti i soggetti di questo disgraziato fenomeno, il più fesso, nel senso letterale e popolare del termine, appare il governo italiano. Gli altri si comportano tutti secondo la direzione a sé più confacente: dagli altri paesi europei alle Ong, dagli speculatori nostrani che stanno facendo affari d’oro agli immigrati, che arrivano da noi con le loro donne gravide o appena sgravate per rendere più favorevoli lo sbarco e l’accoglienza. E' in atto il più massiccio attacco all'Italia che si sia mai visto e per di più portato dagli stessi italiani.  

domenica 10 gennaio 2010

Da Aigues-Mortes in Provenza a Rosarno in Calabria 117 anni dopo

Giovedì, 7 gennaio, “la Repubblica” ricordava, con un articolo-intervista di Fabio Gambaro allo storico francese Gérard Noiriel, autore del recentissimo “Le massacre des Italiens” (Fayard, pagg. 291), uno degli episodi più gravi di xenofobia ai danni di nostri connazionali.
Il 17 agosto del 1893 nelle saline di Aigues-Mortes nella Provenza ci fu una sollevazione della popolazione francese contro gli immigrati italiani, una vera caccia all’uomo che si concluse con 9 morti, circa 50 feriti e una quindicina di dispersi, mai ritrovati. “I giornalieri francesi, per lo più emarginati e vagabondi – dice lo storico francese – non riuscivano a stare al passo con il ritmo di lavoro degli stagionali italiani, che venivano quasi tutti dal Piemonte ed erano lavoratori infaticabili. Il sentimento d’umiliazione dei francesi alimentò una prima rissa che poi degenerò, innescando la caccia all’uomo contro gli italiani, che furono inseguiti e attaccati da una folla inferocita. […] Furono pochissimi coloro che cercarono di aiutare gli immigrati a mettersi in salvo”.
Una coincidenza davvero incredibile, quasi un’evocazione. O un remake della storia perché proprio in quel giovedì, 7 gennaio, a distanza di circa 117 anni, a Rosarno in Calabria, sarebbe accaduto qualcosa di simile, questa volta con gli italiani a dare la caccia agli immigrati africani.
In questo comune della provincia di Reggio, su una popolazione di circa quindicimila abitanti, vivono da diversi anni migliaia di immigrati in condizioni di totale abbandono e indigenza: lavoro stagionale precario e sottopagato in agricoltura, pizzo della ndrangheta sulla misera paga che percepiscono, alloggi fatiscenti in fabbriche dismesse e abbandonate, case fatte di legno e di cartone, senza servizi igienici, ostilità diffusa della popolazione locale, continui incidenti e scontri con essa, reciproca intolleranza. Una miscela esplosiva ad altissimo potenziale. E infatti gli incidenti sono esplosi, gravissimi, giovedì 7 e venerdì 8 gennaio, due giorni e due notti di guerriglia. Lo Stato è intervenuto cercando di calmare gli animi, arrestando i più esagitati e trasferendo circa un migliaio di immigrati in alcuni centri di accoglienza tra Calabria e Puglia.
Non ci sono state vittime, per fortuna, ma c’è mancato poco. C’è stato chi ha sparato, chi ha colpito con spranghe di ferro, chi ha appiccato il fuoco, chi è uscito con una pala meccanica e si è diretto contro gli immigrati quasi li volesse prendere come detriti da buttare in qualche cava. Da parte loro gli immigrati, il giorno prima, in seguito al ferimento di uno di loro da parte di un ragazzo che gli aveva sparato con un fucile a piombini, si erano scatenati contro tutto ciò che trovavano sulla loro strada, bruciando e devastando, seminando il panico perfino nelle case e costringendo gli abitanti ad asserragliarsi dentro. Scene incredibili, hanno riferito gli inviati dei grandi giornali.
A parte le forze dell’ordine e qualche operatore di associazioni di volontariato, tutto il resto della popolazione, come a Aigues-Mortes nel 1893, donne in testa, si è scagliato contro gli immigrati, prendendosela con le forze dell’ordine che li difendevano e chiedendo al governo di allontanarli definitivamente da Rosarno, gridando minacciosi: “Vulimm c’a spariscono!”.
Quanto è accaduto è di estrema gravità e getta il nostro Paese in uno stato di precarietà civile. Superfluo dire che dovremmo vergognarci. Vergogna non solo per quanto è accaduto ma anche per ciò che è a monte. Se la Comunità Europea non si preoccupasse soltanto degli aspetti ragionieristici dei vari stati membri dovrebbe intervenire, dato che in Italia né lo Stato né la Chiesa sono in grado di capire veramente il problema e di comportarsi di conseguenza, ossia da paese civile. Ma l’Europa obbedisce alle grandi centrali della finanza e del commercio mondiali, che perseguono i loro interessi e scaricano sulle popolazioni le conseguenze della mondializzazione.
Non è possibile che uno Stato moderno – ricordiamo che l’Italia è tra i primi sei paesi più industrializzati del mondo; e non consideriamo la sua storia e la sua civiltà! – ignori l’esistenza sul territorio di migliaia di cittadini stranieri, arrivati in Italia in maniera avventurosa, e li lasci in balia di organizzazioni malavitose e di popolazioni stanche di dover vivere nel disagio urbano, nel disordine sociale, nella precarietà e nella paura. Per capire: pensiamo ad un paese di modeste dimensioni territoriali e demografiche invaso da migliaia di forestieri, tutti maschi, continuamente in giro per bar, strade e piazze in cerca di spazi di vivibilità.
Non è possibile che la Chiesa non si ponga il problema che fenomeni sociali come l’immigrazione di massa non possono essere risolti invocando la solidarietà e la carità, quasi fossimo una società regredita e preindustriale, povera e contadina. Ci sono conquiste sociali a cui la gente non sa, non vuole e non può rinunciare. E questo non è peccato né mortale né veniale se il suo benessere è frutto di fatiche e sacrifici. Non è giusto che una grande parte dell’Italia, il Mezzogiorno, e zone qua e là in altre regioni del centro-nord vengano lasciate sole alle prese con problemi così complessi. Non ci si può meravigliare se le popolazioni interessate, poi, finiscano per rieditare inconsapevolmente fenomeni di selvaggia xenofobia come quello accaduto in Provenza più di un secolo fa, ma tanto più grave proprio perché accaduto in una temperie diversa.
Non so a che distanza di civiltà sia l’Italia dalla Svizzera – incrocio di cristianesimi, di lingue e di culture – ma ricordo che più di cinquant’anni fa in Svizzera uno straniero non entrava senza un contratto di lavoro, un permesso di soggiorno e una casa in attesa di ospitarlo per tutto il tempo della sua permanenza. E se un immigrato regolare – mettiamo il caso – non sapendo dove andare per un suo bisogno corporale lo faceva ingenuamente ad un angolo di strada, sorpreso, veniva denunciato e rimpatriato.
E’ lecito chiedersi perché in Italia si debba andare avanti in una visione spontaneistica e cialtronesca della vita, ipocritamente cristiana, falsamente accogliente, all’insegna del “faccia Dio” e dell’arrangiarsi fino a quando le situazioni non esplodono? Che fanno migliaia e migliaia di immigrati irregolari a Rosarno, a Castel Volturno e in tanti altri luoghi del Mezzogiorno d’Italia, già gravati da atavici problemi di esistenza, di coesistenza e di sussistenza?
E’ evidente che uno Stato, che manda a sedare rivolte, è uno Stato che non ha saputo evitarle; è uno Stato capace sì e no di controllare un territorio regionale ed omogeneo, non già un territorio nazionale, variegato e complesso come quello italiano.
Ora, di fronte a quanto successe il 19 settembre 2008 a Castel Volturno e a Rosarno in questi giorni, non è giusto che i cittadini di Taurisano o di Abbiategrasso debbano vergognarsi; ma non è neppure giusto che i cittadini di Castel Volturno o di Rosarno debbano pagare incapacità e debolezze di uno Stato che per altri versi ostenta al mondo un volto perbenista e garantista, vero quanto il pirandelliano volto di donna Poponica.
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